Friday, December 15, 2000

Dicembre 2000

Districare.

Mai più tra vicoli,
a districare pensieri,
a rincorrere il tarlo
che nel giorno
affonda la mente.
Basta un raggio
di tenue luce
che s’adagia lieve
sulle opache pagine
d'un libro riverso
e gialle le fronde
schiudono le trame.
L'ombra sommessa
intesse le sembianze
e bruna la quiete
lo sguardo sorprende.


Manilo
15 Dicembre 2000

Zu Peppi.

Si può essere artisti
intingendo di colla
tele di cuoio?
Eppure ricordo:
pennelli, barattoli,
tavolozze come acquarelli,
chino a fronte il risultato suadente
pronto ora a ritornar tra la gente.

Non scrivo di quadri,
non scorgo dipinti,
riaffiora alla mente,
in un odore pungente,
un uomo tra lo scuro dismesso
che fronde di luce crespa punzecchia.
Ventagli di chiodi, un fiero martello
riverso su forme inconsulte agli occhi dei più
lieve il tempo ritorna, e sorpreso è presente
al ricostruir dei vestiboli che ci adornano i passi.

Una vita in ritiro a meditar flotte d’orme,
e chissà quante storie affiorate alla mente,
tracce esaltate dai vizi di ogni impavido cammino.

Mi disse un giorno,
e io infante ascoltai:
“il mondo è un ricovero
e urge il restauro”.
Mai più, da quel dì illuminante,
ho scorto un pittore dal fare ansimante
e dedito all’arte,
come Peppi
titolato Zu
scarparu e poetante.

Manilo.
(15 Dicembre 2000)

Passi

Soffuso un sentimento
lambisce l'aspro acuto,
ho amato
d’amato e d'amante,
quant’è duro però il riverbero,
quello dei passi,
quando si incrociano i pensieri
instancabili verso un sentiero,


Manilo

Saturday, September 16, 2000

16 Settembre 2000

Scuro.

L’aspro scuro
ricade severo,
tenebre di braccia
arcigno riversa.

Ripiegato
l’attimo m’inchioda,
trattengo l’argine
saetta un sospiro.

Sferzano obliqui
angolati lapilli,
e lastre d’ombre
a dipanar la luce.

Vibrano le mani
a rimestar le spranghe,
declino il capo
avverto ora chino.

Trovero tra i dì
e ora lo credo,
un crespo sentiero
che ora diniego.

Manilo.

Saturday, September 09, 2000

9 Settembre 2000

Pensiero.

Ti assopisci,
ne senti il bisogno
ne cerchi la voce
costruisci un armonico.

Ecco il pensiero,
sferzante moto
andante tagliente
d'impeto scatto.

Eccolo un suono,
limpido stride
ripercorre freddo
uno squarcio dentro.

Lucio è un'idea,
note tra corde
parole in gola
il mito che vive.

Manilo.

Monday, June 12, 2000

12 Giugno 2000

Potessi.

Scala faro,
torre visibile
presenza inamovibile.
Palumbo raggio,
luminoso cerchio
ultimo vessillo.
Barrera tempesta,
onda fluttuante
chiglia drenante.

Giorgio l’ira,
funesto monito
maestà.
Marietta lo sguardo,
languidi occhi
sentimento.
Giovanni cinico,
sfalda tabù
ideale.

Il Nonno la mano,
una via del centro
una tavola sotto cui rifuggere.
La Commare una lacrima,
l’eterno soffrire
il continuare ad oltranza.
Lo Zio un mito,
la forza sembiante
l’umanità esuberante.

Potessi tornare,
rivederne i passi
ed il mistero svelassi.

Io, non so,
Il perpetuo rincorrere
Il voler emulare.

Io no,
la quarta colonna
il conto che non torna.


Manilo.

Thursday, June 08, 2000

8 Giugno 2000

Ghigno.

Frenesia,
quel ghigno percorre la mente
culminante sibilo
attraverso pensieri.
Scomposti mutanti
trame tessono,
attorno cingono.
Vago qui,
li mi muovo,
attraverso esisto.


Manilo

Monday, May 29, 2000

lunedì 29 maggio 2000 1.06 – Mail a: C.
OGGETTO: Musica/parole/voce.


Ciao C.,
cercherò di esporti nella maniera più chiara possibile quello che mi chiedi
nelle tue domande.
Claudio, come chiunque altro cantautore, alcune volte è "costretto" ad introdurre dei fraseggi che sono puramente funzionali a tutto l'assieme e che da sole non hanno senso logico.

Concentriamoci SOLO sui testi.

In "Un mondo a forma di te" ritroviamo un periodo del tipo:

"...io allora presi via con me pronto a sfidare le mie stelle"

che dal punto di vista grammaticale mi sembra totalmente errato

oppure in "Quanto tempo ho":

"...in fila coi vassoi davanti ai pisciatoi c'è da aspettare o no per quando
tocca a noi
..."

che dal punto di vista senso logico non fornisce nessun elemento, reale o irreale, assimilabile al già conosciuto, per cui la resa è ostica. Potresti dirmi che in quest'ultima frase c'è un riferimento a chissà quale testo o filosofia, ma in ogni caso interdice il livello comunicativo. Sono d'accordo con i vari livelli di lettura, ma il nesso logico deve essere presente in ognuno. In altre parole condividerei questa scelta se tutte le frasi avessero un senso immediato e poi uno, o più sensi, nascosti, ma così non è.

Valutiamo l'assieme.

Se però valutiamo tutto il complesso musica/testi/voce le cose cambiano, e di molto. Laddove il testo "non parla" sopperisce la musica o la voce, e così via invertendo ogni elemento.
Ribadisco, una canzone per essere tale deve avere necessariamente le tre componenti musica/parole/voce, che non sono assolutamente inscindibili, altrimenti il contesto crolla, e le parole, le sole parole, possono perdere di significato, e spesso lo perdono.
Claudio è un maestro ineguagliabile nel miscelare quelle tre componenti, donandogli  quasi una vita propria, ma non sfugge a certe regole, e tantomeno potrebbe farlo. Ti dirò di più, laddove le tre componenti hanno un senso anche se scisse l'una all'altra, il risultato complessivo non è dei migliori.

Per quanto riguarda la voce, e qui mi riferisco alla tua domanda, ti riporto pari passo una considerazione di Vecchioni che mi sembra perfettamente esplicativa:

"La voce nella canzone è quello che manca alla poesia. Quindi l'intonazione, il phatos della voce è chiaramente il collante tra questi due elementi semantici completamente diversi. La canzone è fatta di tre momenti significanti mischiati insieme, ma devono essere mischiati molto bene. Mentre la poesia o la musica colta hanno un solo elemento, le lettere e le note."

Personalmente credo che la vera novità che caratterizza il nuovo album è la musica, e il perchè ho cercato di spiegarlo qualche mail fa su Reginella parlando degli stereofonemi e delle sonorità subliminali, argomenti a cui nessuno ha voluto fornire le proprie considerazioni, cosa che, invece, mi interessava molto. Se pensi che non sono chiaro, quantunque questo non è il mio intento, ti invito sin d'ora a chiedermi spiegazioni per eventuali mail future.

Termino facendoti una domanda, ed ora sono io ad invitarti ad essere estremamente chiara e sincera: perchè mi hai scritto in privato e non su Reginella?

ombra



lunedì 29 maggio 2000 12.02 - A: C.
OGGETTO: R: Musica/parole/voce.


Ciao C.,

> Io ti assicuro che mi sforzo sempre di essere "estremamente chiara", per
> quanto riguarda il sincera, l'esserlo troppo è proprio uno dei miei
> problemi, non sono molto diplomatica ;) ....comunque torniamo alla tua
> domanda, il motivo per cui ti ho scritto in privato è che avevo la
> sensazione che mi sfuggisse qualcosa della tua mail, non so cosa, ma non
ero
> sicura di aver capito cosa volessi dire per cui mi sembrava logico
chiederti
> lumi in pvt invece che su Reginella dal momento che molto probabilmente
era
> solo una mia "esigenza" ...insomma non avevo nulla da aggiungere, volevo
> solo capire se avevo capito quello che volevi dire ...per cui un problema
> mio nei confronti di qualcosa scritto da te ...e quindi ho scritto in ptv
a
> te ...tutto qui. Ho fatto male?


No, non hai fatto male, è solo insita in me la necessità di capire, come di non fermarmi mai davanti alla soglia delle apparenze.
Claudio, nelle sue opere, da tempo cerca di varcare l'immediato a vantaggio di ambientazioni più profonde, percorrendo una linea d'ombra, concetto, questa volta, veramente voluto e, quindi, non casuale, ritrovabile nei testi di VSCDT.
Ma questa è un'altra storia...

A presto.

ombra

Sunday, May 28, 2000

domenica 28 maggio 2000 19.53 – Mail a: Reginella
OGGETTO: Percorsi dello spirito.


Prendo parte alla discussione aperta da Mario puntualizzando quanto segue:
Claudio non è un musicista puro, non è un poeta, ma, bensì, un cantautore, quindi, secondo l'accezione sviluppatasi negli ultimi decenni, è un artista che abbina testi e musiche rendendoli complementari ma inscindibili.
Negli ultimi album Claudio "pensa" le sue canzoni secondo un'assoluta sinergia tra testi e musica, riuscendo, nell'assieme, a renderli veri e propri veicoli evocativi, laddove i suoni generano immagini che, a sua volta, vengono definite dalle parole.
Sono pienamente d'accordo con Mario, in quanto i testi di VSCDT, spesso non isolano nessuna situazione di senso compiuto, ma questo non lo avverto come un limite ma come una caratteristica peculiare dell'evoluzione comunicativa di Claudio, dove l'evoluzione non introduce esclusivamente il concetto di "spostamento" ma anche, e principalmente, di progresso del linguaggio.
L'esigenza diviene quella di comunicare i percorsi interni dello spirito e non più di "fotografare", seppur con una visione originale, la realtà che lo circonda; Claudio traspone il suo modo di fare arte, e da "cantastorie dei nostri tempi" diviene "navigatore dello spirito", introducendo elementi descrittivi che non definiscono analiticamente le ambientazioni - come i "vecchi testi" - ma che le suggeriscono stimolando in nostro immaginario personale.
Mi viene, ora, spontaneo il parallelo tra fotografia e pittura, in quanto la nascita della prima, nell'ottocento, va a vantaggio della seconda che, affrancata dalla funzione di documentarista, rilascia ogni freno creativo e mette in moto un'evoluzione espressiva di cui Vicent Van Gogh è figlio.
VSCDT ha diversi livelli di lettura, proprio perché è quello l'intento di partenza, ed ognuno è altrettanto corretto, almeno finche si rimane nel campo delle sensazioni, e non si sfocia in interpretazioni di scorci di testo estrapolati dal complesso di testo/musica. Ho letto delle interpretazioni che sono un brillante esercizio di stile e fantasia, ma che mi fanno dubitare fortemente circa la loro correttezza; "scavare" laddove poco c'è da scoprire è legittimo, ma dobbiamo essere consci che quella sarà una tinta che noi avremo voluto dare, e che, probabilmente, non esiste nell'intento creatore.
Non trascuriamo, inoltre, una componente fondamentale, cioè la voce, vero e proprio elemento "erotico", chiamata a far da collante unico e irripetibile tra parole - dal significato letterario - e note, che le stesse parole individuano e interpretano. La voce è un'opportunità che hanno i cantanti a differenza dei musicisti e dei poeti, e che Claudio riesce a sublimare in maniera unica, differenziandolo da ogni altro cantautore in quanto alla capacità di generare un indotto altamente emozionale. Personalmente, poi, ritengo la voce di Claudio l'elemento decisivo, capace di rendere alcune canzoni sublimi all'ascolto e subliminali oltre l'ascolto.

Wednesday, May 24, 2000

mercoledì 24 maggio 2000 23.34 - Mail a: <>
OGGETTO: Voi.


Cara <>,
ti scrivo con molte remore circa l'opportunità di farlo, ma alla fine è prevalso l'istinto sulla mia ragione; l'unico reale movente è il sincero senso di amicizia che nutro nei confronti di te e G., e su questo non mi soffermo perché credo che siamo concordi.
Quello che ti sto per scrivere, credimi, mi costa molto perché in qualche modo mi riporta indietro nel tempo più vicino, fino a cogliere notevoli riferimenti a fatti personali, ma proprio in funzione di ciò ritengo di doverlo fare.

Vengo al dunque.
Negli ultimi mesi ho avuto modo di osservare il rapporto tra te e G., la sensazione che costantemente ne ho ricavato è che, nel complesso meccanismo che contribuisce al vostro rapporto di coppia, c'è una componente di squilibrio. Probabilmente, siete riusciti a realizzarvi meglio in campo lavorativo e delle aspirazioni personali, e, anche se non avete raggiunto il massimo, avete sicuramente le idee più chiare; "l'anomalia", invece, la vedo nel rapporto a due, non sempre l'evoluzione del vostro ambito personale individua un reale progresso di coppia; sarò ancora più chiaro: mi sembra che i vostri spazi giornalieri, all'interno del quale fate vita assieme, sono molto ridotti e, cosa ancora più grave, sono carichi di tensioni
accumulate altrove.
Mi sarebbe piaciuto parlartene di presenza l'ultima volta che sono venuto a P., guardandoci negli occhi, ma il tempo era ridottissimo e, poi, avevo ancora numerosi dubbi. Non ho alcuna intenzione di evidenziare colpe dell'uno nei confronti dell'altro, o viceversa, se mai di colpe si può parlare, ma semplicemente di evidenziare quello che ho "visto" (con G. l'ho fatto quella sera in cui siamo usciti assieme); voglio però farti notare che G. mi sembra più sensibile nel rilevare certe cose, mentre tu mi sembri più refrattaria e distante.
Parlatene, parlatene, e ancora parlatene, non perdete tempo. Certo il mio non è il migliore pulpito da cui può venire una "predica", e in special modo per l'argomento in questione, ma ora, perlomeno, ho esperienze che ancora, e per chi sa quanto tempo, mi bruciano dentro, e non posso restare impassibile.

Non permettete mai, a niente e a nessuno, che qualcosa si interponga tra di voi, che laceri, seppur minimamente, la storie di due persone, Voi, fatte l'uno per l'altro e, anzi, mettete tale valore in cima alla scala.

Spero che questa e-mail possa servirvi e che, contro i miei chiari intenti, non vi crei ulteriori tensioni; a tal fine ti puntualizzo che l'ho scritta su mia esclusiva iniziativa, che G. è vagamente informato della mia intenzione e per niente del contenuto.
Se vuoi, leggetela anche assieme. Termino scusandomi "dell'intrusione" e della mia poca lucidità nello spiegarmi, ma ora meglio non posso, credimi...

Vi voglio bene.

Manilo



Risposta di <> di : giovedì 25 maggio 2000 19.11
OGGETTO: "noi"


ciao caro amico, ho apprezzato molto il tuo messaggio e mi piacerebbe parlare con te guardandoti negli occhi come tu dici ma credo che, almeno per il momento sia impossibile ma proverò ugualmente a dire qualcosa a proposito
di "noi".
In questo momento io sto attraversando un periodo molto particolare inteso e molto difficile, ho scoperto dentro di me una <> che poco conoscevo che è venuta fuori quasi per caso, con insistenza.
E' difficile dirti quello che ho dentro e questa non è neppure la giusta sede comunque sto in parte seguendo il tuo consglio "parlare" ho provato a parlare con G. ma anche questo è difficile ma non solo perchè esistono attriti dovuti alle incomprensioni giornaliere ma soprattutto per il mio stato d'animo che non è tra i migliori, non so se ti è mai successo di essere razionale sempre razionale sempre tutto calcolato sempre tutto troppo...... tutto prefissato esserti dato dei parametri da rispettare e poi ti accorgi che ...... non hai dato sfogo alla tua reale personalità al tuo istinto..... e allora ........come puoi notare anche io non sono molto lucida ma posso sicuramente dirti che tengo a G. e gli voglio un gran bene e tenterò di parlare quanto più mi è possibile...... spero di evitare che accada il peggio. Inoltre il mio stato interiore mi fa star male fisicamente e di questo G. ne soffre parecchio, io tento di rassicurarlo e dico a me stessa che tutto
passerà o almeno lo spero, voglio inoltre precisare che non è importante la quantità di tempo che si passa insieme ma la qualità. Adesso devo lasciarti, spero tanto in un tuo prossimo messaggio; so che tu purtroppo a causa della tua non bella esperienza puoi darmi utili consigli e dirmi cosa si prova quando vedi tutto quello che ti circonda lontano mille miglia da te e senti te stessa navigare in un mondo dove trovare l'inizio e vedere la fine è cosa a te negata dove tutto si perde nei meandri dei tuoi pensieri e tu sprofondi dove tutto ti è sconosciuto e la paura ti assale..............


ti ringrazio .........ti voglio bene




Risposta di Manilo di: giovedì 25 maggio 2000 22.40
OGGETTO: Tutto passa...e ritorna.


Cara <>,
credo che aspettare il tempo in cui "tutto passerà" sarebbe un errore, perché non devi assopire la tua "vera" personalità ma, invece, devi farla emergere imparando a "dominarla" affinché non introduca elementi di squilibrio nel vostro rapporto di coppia. Soffocarla equivarrebbe a innescare, in modo latente, una bomba pronta ad esplodere, con i relativi effetti devastanti; una volta una persona mi disse: "se non riusciamo a realizzarci come singoli individui non saremo mai ne bravi partner ne bravi genitori", inizialmente non ero molto d'accordo a tale affermazione ma nel
tempo ho capito che ha un fondo di verità, non credere che sacrificando te stessa alla famiglia, tacitando le tue sensazioni, riuscirai a rendere felice G. o a esserlo a sua volta. Credo che dovresti, piuttosto, cercare di includere nel tuo "progetto" G., non lasciandolo estraneo, vedrai che anche lui poi ti capirà e sarà felice di seguirti.
Per quanto riguarda il tempo che si passa assieme, nel rapporto di coppia, non vale il principio della qualità, ma è l'avvicendarsi di entrambe le due componenti qualità/quantità che lo fortifica, nei ritagli si finisce solo per scaricare le tensioni quotidiane, e basta. E' importante che non ti lasci implodere tutte le sensazioni che ti affollano la mente, devi trovare (ribadisco devi) qualcuno con cui parlarne, qualcuno di cui ti fidi e che sappia ascoltarti senza MAI giudicare, è
fondamentale, altrimenti perdi dei riferimenti indispensabili con la realtà.
Se vuoi, e quando vuoi, io sarò sempre qua ad ascoltarti, o piuttosto sarebbe più corretto dire leggerti, con tutto l'affetto possibile. E' inutile precisare che tutto quello che mi hai detto, o potresti dirmi, rimarrà sempre tra noi due.

Un abbraccio, e scrivimi...

Manilo.



Risposta di <> di: venerdì 26 maggio 2000 10.17
OGGETTO: Grazie


Il tuo senso di amicizia mi commuove moltissimo e mi fa assaporare la gioia di avere un amico. adesso ho pochissimo tempo perchè sta per iniziare il concorso pianistico tanto atteso ma sento di doverti scrivere nuovamente e lo faro al piu' presto.

bacioni <>


mercoledì 31 maggio 2000 6.21 – Mail a: <>
OGGETTO: Travagli interiori.


Cara <>,
le difficoltà che incontri fanno parte del cammino di ognuno di noi, anche se il modo personale di viverle può essere più o meno intenso e le condizioni oggettive molto variabili. Non credo che gli elementi che ti stanno facendo attraversare questo periodo siano insormontabili.
Nel tempo ho sviluppato una tesi tutta personale nei riguardi dei problemi interiori, quindi non di origine concreta, non è vero che il loro superamento sia agevole, mi spiego meglio: se la soluzione ai tuoi, o vostri, problemi si collocasse univocamente nel chiarimento di un episodio, seppur grave, le soluzione, paradossalmente, sarebbe più agevole perché ti potresti concentrare su di un solo accaduto, isolandolo e circoscrivendolo.
I mille malumori quotidiani, che non hanno ne un'origine precisa e tanto meno una fine delineata, si trascinano perpetui nel tempo per "l'incapacità" di capirli o di discuterne con chi ci sta accanto; alla fine non sai più cosa non va, e qual'è la soluzione per rimuoverli, si entra quindi in una fase di stallo assoluto.
Ribadisco la mia idea che sia il caso che trovi qualcuno, al di sopra delle parti, con cui puoi parlare liberamente (non volevo dirti che potevo essere io, ma semplicemente che sapessi che se hai bisogno ci sono). Cara <> in certi momenti, e per certe situazioni "noi" non siamo, e tanto meno potremmo essere, i nostri migliori amici, ci manca la necessaria ed indispensabile, oggettività, e rischiamo di vedere le cose secondo prospettive errate, o troppo difficili o troppo semplici. E' necessario che ci sia qualcuno che veda le cose dal di fuori, anche se poi  devi trovare tu le soluzioni e decidere guardandoti dentro (a quel punto si), come è giusto che sia; non ti dico, quindi, di cercare qualcuno che decida per te, ma che
ti dia l'opportunità di capire te stessa, di far chiarezza affinché tu possa trovare il tuo cammino.
Capisco che è difficile, in quanto attualmente non vedi nessuno che possa rivestire tale ruolo, ma è fondamentale, pensaci bene, e poi non è detto che  debba essere necessariamente un amico/a, potrebbe essere qualcuno in cui trovi affidabilità.
Scusa se insisto, ma lo dico perché ci credo, ed in virtù di esperienze già fatte, ed in ultimo perché tengo tantissimo a voi...

Manilo


venerdì 9 giugno 2000 15.35 – Da: <>
Oggetto: il potere del sorriso


ciao... ho capito che sei in attesa di risposta e tu sai che io sarei felice di passare le vacanze sotto il sole del villaggio pantanelli magari in uno di quei villini in riva al mare sdraiata su quella stupenda spiaggia a fare "il nulla", lo so che non sei molto propenso per questo tipo di vacanza ma
sai che .........chiese e monumenti non sono il mio forte in modo particolare ad agosto. in quanto a me sto benino, per quanto riguarda me e giovanni credo che va meglio, direi quasi bene, da ciò che intuisco è sufficente un mio sorriso e tutto torna al posto giusto.

a presto e spero con buone notizie

Monday, May 22, 2000

22 Maggio 2000

Dimenticatemi.

Dimenticatemi,
come un sussurro inesploso
dimenticatemi,
solo l’oblio mi ridona pace.
Quella spensieratezza,
rilasciato adagio,
quel tarlo che in me alberga,
sommerge la voce.
Affogo le ansie,
e riverso nella posa,
avverto alieno
i verbi che scorrono.
Non ritrovo la quiete
ma travolto ora mi piego,
attraverso l’alba
e ricomincio al tramonto.
Dove porta la tempesta?
la sento
e non mi turba,
e questo mi tende.
Dimenticatemi,
non pensando.
Che ritorni così almeno
il silenzio.


Manilo
lunedì 22 maggio 2000 23.15 – Mail a: recensioni@mnitalia.com
OGGETTO: Scorcio d'arte.


Puro esercizio di stile, "Sereno ad Ovest", dai toni lirici, cristallini, dalle visioni nitide e profonde fino a lambire ambienti introspettivi slegati da luoghi comuni. La ricerca è totale, senza punti di partenza
o porti su cui terminare, come la consapevolezza che il centro di tutto, come dell'universo, è ovunque, e come l'esigenza di ridefinire lo spazio transitando per quei "Dieci centimetri" che portano in se il valore intrinseco della potenza del pensiero. Fabi si muove nello spazio della sua creazione, dilatando a dismisura, o riducendo all'infinitesimo, ogni sua percezione come in un mosaico che si avviluppa palesando e sottraendo immagini in evoluzione in un tempo totalmente ridefinito.
La sensazione è esattamente l'opposto al canone tipico dell'ascolto: le mura della mia stanza svaniscono, quei pochi minuti divengono sensazione costante e avvolgente e, in quell'istante, mi ritrovo in comunicazione diretta all'intento creatore, non più spettatore ma attore, nella scena, unica, che Fabi, come pochi, ha saputo ricreare.
Ritengo che "sereno ad Ovest" sia uno scorcio d'arte, e come tale ogni etichetta risulterebbe riduttiva; al di la di ogni gusto personale si deve riconoscere
che raggiunge un valore assoluto, assimilabile dallo spirito prima che dalla mente.
lunedì 22 maggio 2000 20.31 – Mail a: ancor@ssieme
OGGETTO: Parole, musiche, paradossi.


Ragazzi!
Dove siete?
E tutti gli scambi d'opinione su Claudio dove sono finiti?
Scrivete...scrivete...scrivete...
Anzi...ditemi cosa pensate su quello che vi scrivo di seguito.
Un saluto a tutti.


In una canzone, come risaputo, la voce riveste un ruolo fondamentale, Claudio, però, in VSCDT dimostra una conoscenza matura di tale mezzo; ogni parola ha un ben preciso significato letterario e, contemporaneamente, si compone di note ben precise e mai casuali.
La "magia" consiste nel non sacrificare un aspetto all'altro ma, anzi, nel renderli perfettamente equilibrati tramite l'utilizzo di un "collante" unico, che intinge le atmosfere di componenti fortemente romantiche e passionali. La voce, così utilizzata, ha pari dignità musicale di ogni altro strumento utilizzato e, contemporaneamente, recita parole che hanno di per se un nesso logico in grado di comunicare sensazioni in continua evoluzione.
Credo che quello che contraddistingue Claudio, dalla maggior parte degli altri
cantautori, è questa intensa capacità evocativa che genera un assieme perfettamente, a volte maniacalmente, bilanciato e, paradossalmente, ne introduce un limite...ma ora, se volete, lascio a voi la parola.

ombra

Saturday, May 20, 2000

sabato 20 maggio 2000 0.39 – Mail a: recensioni@mnitalia.com
OGGETTO: Etereo fumista.



Prosa elegante,
essenziale,
note limpide,
sinuose.
Monolite,
l'album,
dai dieci piloni,
emblema d'arte
e icona cangiante.
Fabi l'ha scorto,
e ha adagiato il cielo
sul terreno risvolto,
lui artista,
etereo fumista,
scocca faville,
ed evoca,
tra mille,
assopite stelle.
"Sereno ad Ovest",
costante Ponente
di ogni giorno suadente,
ne seguo il solco
sbircio attorno e l'ascolto.

ombra

Sunday, May 14, 2000

domenica 14 maggio 2000 21.12 – Mail a: ancor@ssieme
OGGETTO: Re: Viaggiatore...secondo me


Ogni artista, nell'esprimere il proprio pensiero o sensazione, utilizza una "costruzione scenica" che conferisce una veste estetica all'opera; così uno scrittore utilizza la forma romanzo, un regista la forma film, e un cantautore, nel caso specifico, quella di "immagini" letterarie che fungono da motivo conduttore; una sorta di ossatura che riesca, raccordando ogni singola canzone, a dare un senso compiuto all'intero album. L'espediente è quello del pretesto,  il racconto, che riesce a coinvolgere l'ascoltatore nella misura in cui, esemplificando concetti complessi, affini la potenza comunicativa ed evocativa.
Sono convinto, al pari di Annalina, che la storia del "viaggiatore" è costruita, ma nella stessa misura in cui lo è ogni altro espediente scenico, di qualunque altro album e di qualunque altro cantautore; di fondo, nell'album, è espressa la concezione di tempo/spazio/viaggio in cui la figura del palloncino è soltanto esplicativa.
Spesso facciamo l'errore di prendere troppo sul serio quello che i nostri beniamini scrivono, dimenticando che l'arte di rado è rappresentazione fedele della realtà ma, piuttosto, interpretazione fortemente soggettiva, che transita per parole inserite in versi puramente funzionali alla musica, laddove melodie ed armonie sono espressione del credo dell'autore.
Non è il tempo impiegato a creare un album, o la ricercatezza che in esso coesiste, a farlo più o meno "vero"; la genuinità si ottiene tramite una "voglia creativa" perfettamente scorporata da esigenze esterne, quali le logiche di mercato; questa, piuttosto, è la valutazione che oggettivamente dovremmo condurre...

ombra
domenica 14 maggio 2000 12.00 – Mail a: Reginella
OGGETTO: Re: Viaggio/tempo...tra ipercinesi e immortalità...


Mio padre partiva per viaggi regolari di interi mesi, per poi tornare a casa sole poche settimane; la durata di ogni viaggio di mio nonno era d'un paio d'anni, dove la meta, stranamente, non era l'ultima tappa del percorso di
andata ma,bensì, l'ultima del ritorno, cioè la propria casa.
Il viaggio lo si può intendere secondo mille accezioni diverse, come lavoro, diletto, passione, sacrificio, o come erranza e smarrimento, ognuna di queste condizioni racchiude un modo diverso di viverlo, che può trasformarlo in un sogno allettante come, invece, in un incubo.
Penso che Claudio è molto preciso nelle descrizioni, e non è un caso che non definisca il contesto in cui parte, si evolve, e approda il viaggiatore. Nei suoi testi ritroviamo, stilizzato, l'icona di un percorso dello spirito e della mente piuttosto che del corpo, il cui "tappeto"  è il tempo e non lo spazio; una sorta di riscoperta, quindi, della propria memoria storica che, attraverso l'esplorazione del passato, lo porti verso un futuro in cui possa ritrovare se stesso, cosciente che "non è importante dove si arriva, piuttosto che si possa viaggiare".
Buona parte della forza dell'uomo, nei confronti resto del "creato", deriva dall'ipercinesi dell'evoluzione del suo pensiero, che lo rende pronto a rimettersi in discussione, affinché, plasmando il proprio approccio con le cose, le cose non lo cambino, almeno nel suo vero "io", la "personalità" insita in lui.
L'uomo crea la concezione del tempo affinché possa descrivere il proprio cammino, l'uomo stesso - Claudio - attraverso il viaggio "controlla" le sinuosità del tempo raggiungendo la più ambita delle mete, l'mmortalità della sua essenza, vagante, ed eterna, energia dell'universo.

ombra

Saturday, May 13, 2000

sabato 13 maggio 2000 1.59 – Mail a: recensioni@mnitalia.com
OGGETTO: Sincera espressione.


No, non i messaggi pubblicitari che promuovono "Sereno ad ovest", non l'accattivante foto di copertina dai postumi colori, nemmeno la notizia del tour italiano assieme a Sting, a colpire nel segno, ad incuriosirmi
all'inverosimile, è la "genuinità" che intravedo come tinta unica di ogni
aspetto di questo nuovo album.
"Scopro" Fabi quasi per caso, leggendo un piccolo trafiletto di una rivista, poche parole risalenti alla sua filosofia e subito traspare che è sincera espressione di se stesso, come la voglia, a tratti unica, di mettersi in ballo componendo musiche, arrangiandole, per poi suonarle quasi da solo.
Fabi mette in gioco tutte le sue carte, che vinca o perda, il suo lavoro è pura espressione di se stesso. Mi piace la sua voglia creativa, libera dagli "artifici" dei "super professionisti" che si avvalgono di mille collaborazioni, salvo, poi, a dubitare sulla vera paternità della loro creazione.
Confesso che è la prima volta che ascolto Fabi, e la cosa che avverto maggiormente, come prima sensazione, è la sua capacità di diversificarsi dagli altri cantautori; è riconoscibile, tra i tanti, perché esprime una considerazione controcorrente - l'identificazione con la cultura occidentale - laddove le mode estemporanee hanno come punto di riferimento cardine l'Oriente e, inoltre, perché riesce ad ottiene una forte tipicità nella ricercatezza delle ambientazioni musicali, mai scontate ma profonde e penetranti.
In "sereno ad Ovest" intravedo una carica passionale "verbale" che non si esprime in scarni espedienti e facili mezzi di coinvolgimento, per altro fortemente inflazionati, ma con un fervore dialettico che diviene traccia
inequivocabile di un pensiero libero e spaziante.
Un ascolto, ancora "giovane", delle singole canzoni mi lascia due tracce su tutte:
"10 centimetri" emerge per la felice coniugazione tra sintesi della prosa e compiutezza formale della musica, dall'originale capacità evocativa. "Il mio stato", che suppongo sia stata "pensata" proprio per ultima, è totalmente affrancata da ogni "ansia da prestazione", li Fabi  padroneggia ogni mezzo ed esprime con disinvoltura tutto il su mondo, fatto di atmosfere rarefatte, tipiche dell'iningabiabilità del pensiero, relazionato sul testo e sublimato dalla musica.
Credo che l'intero album, comunque, abbia un filo conduttore che lambisce ogni pezzo, una sorta di struttura a capitoli perfettamente indipendenti ma elazionabili, e anche una certa ridondanza del tema musicale, qui, quasi ossatura della capacità artistica di Fabi.
Termino con una considerazione rivolta personalmente all'autore: Sono sempre più convinto che quello che rende originale la musica non è l'estrema sofisticazione della ricerca sonora, semmai, ed è una mia personale idea, dalla potenza geniale della semplicità, qualora è mai ovvia e scontata.
A noi due, ora, passo all'ascolto...

Manilo

Tuesday, May 09, 2000

martedì 9 maggio 2000 21.32 – Mail a: Reginella
OGGETTO: Re: Claudio in straniero.


Claudia dice:

"Sopra il tema di questa settimana, voglio dire che come straniera ho conosciuto a Claudio 24 anni fa cantando in spagnolo."

...e poi aggiunge...

"Io sono qui e gli altri dischi, e anche quelli delle prime canzoni ma in italiano ho pensato: Per favore Claudio non cantare mai in altra lingua che non sia quella di Dante!!!!!."

Il fulcro della questione è proprio questo, per Claudio si potrebbe aprire uno scenario mondiale, laddove la traduzione dei testi, da un lato introduce un limite e dall'atro stimola i veri appassionati ad uno studio più attento in lingua originale.
Infine, insisto, le canzoni di Claudio hanno delle splendide musiche, dal linguaggio universale, che da sole riescono ad evocare sensazioni ed emozioni notevoli.

Ombra

Sunday, May 07, 2000

domenica 7 maggio 2000 21.22 – Mail a: <>
OGGETTO: Evocazioni.


Caro <>,
sono iscritto a "Reginell@", e da li spesso ho letto delle tue e-mail, ora ho un dubbio che sotto riporto. Ti sarei grato per una risposta, impegni permettendo...

In un saggio che, già nel titolo, ambisce a fornire una definizione di musica, trovo delle considerazioni diffuse tra i musicisti, o esperti, secondo cui gli "utenti profani" stravolgono il significato proprio dell'atto creativo, caricando la composizione di significati mai voluti dall'autore, che trova emozioni, immagini e associazioni di idee assolutamente soggettive, quindi poco rappresentative della qualità reale.
Il concetto di fondo mi vede concorde, in quanto la capacità di "tradurre" la musica è strettamente dipendente dal personale grado di alfabetizzazione, che, se non supportato da precisi codici di riferimento, porta a divagazioni poco analitiche; se si aggiungono componenti come il gusto, la moda ed contesto culturale, il risultato è che l'artista fornisce solamente una traccia iniziale, modificata a piacimento dall'ascoltatore.
La cosa che poco mi convince, nel saggio in questione, è che la capacità evocativa della musica viene sintetizzata come sottoprodotto della stessa, e non come intento finale; la musica, quindi, scaturisce solamente dall'arte della combinazione armonica.
Mi chiedo, allora, la musica è il fine ultimo o un mezzo attraverso il quale l'uomo rappresenta i propri sentimenti?

Manilo.

Saturday, May 06, 2000

sabato 6 maggio 2000 0.27 – Mail a: <>
OGGETTO: Luogo e tempo.


Nelle maree virtuali, che innalzano e ritraggono in continuazioni le loro acque, velata e' un'isola che racchiude in se l'eremo, luogo mistico a cui l'uomo protende riscoprendo lo spirito e scalando le mete della propria
conoscenza. Lo sfondo acustico, di un mare in continua evoluzione, assorbe e diniega i clamori e i rumori che, altrove, sommergono la quiete, fagocitando ogni residuo spazio. La terra emersa è qui metafora di un sogno, che al centro depone la nostra coscienza e, navigando attorno come un battello ebro, solca il sentiero circolare che congiunge mente e corpo; luogo simbolico dove si paca la barriera fatta di rumori, dove la musica, insita nel nostro essere, oltrepassa noi, e rifugge verso verso l'infinito. Bentornata velata, luogo senza tempo, laddove ogni tempo, ora, ha un luogo.

Manilo.

Thursday, May 04, 2000

giovedì 4 maggio 2000 21.40 – Mail a: Reginella
OGGETTO: Testi in inglese? No grazie!


Entro nel merito dell'interessante discussione aperta da Luca. Dopo un'attenta riflessione, l'idea che mi sono fatto sull'argomento è fortemente controcorrente rispetto al giudizio di chi già ha risposto.
Il Claudio degli ultimi anni, per sua stessa ammissione, compone prima le musiche e solo in un secondo momento intercala le parole, mai scontate e, sicuramente, ricercate; la cosa potrebbe apparire insignificante ma, invece, è esplicativa del suo modo di concepire la sua stessa arte: egli "traduce" gli stimoli, che lo inducono a creare, direttamente in musica, perché in essa trova un mezzo espressivo che, potente e veloce, "registri" le sue sensazioni. Le ultime canzoni hanno una componente musicale complessa ed estremamente comunicativa, quindi sicuramente rappresentativa dell'idea iniziale che l'ha generata. Le parole, dense di sottigliezze letterarie e fonetiche, hanno la loro importanza, ma spesso, e ancor più nelle ultime produzioni, sono talmente in simbiosi con il contesto musicale che assieme generano una forza comunicativa a dir poco unica, che va oltre ogni palese
significato, ed è capace di "solleticare" l'immaginario anche di chi l'Italiano non conosce.
Penso che la forza di un vero artista sia quella di solcare ogni barriera, sia essa linguistica, culturale o stilistica, e penso che Claudio abbia una vera opportunità, ora, di andare veramente "oltre"; se decidesse di farlo io sarò con lui, perché metterebbe in atto un processo di confronto aperto con il panorama musicale mondiale, che lo porterebbe, al di la dei facili consensi, ad una crescita artistica.
Per riprendere l'esempio di Luca, credo che geni della letteratura come Dante vanno senz'altro tradotti in più lingue possibili, perché quello che ha scritto è un bene dell'umanità intera, e non solo degli italiani. Se i primi traduttori si fossero fermati davanti alle difficoltà della resa lessica in altra lingua, Dante non sarebbe mai divenuto il poeta preferito dagli inglesi (da come risulta da un recente sondaggio) offuscando persino il beniamino di casa Skakespeare, ma sarebbe rimasto vincolato alle soffocanti "mura domestiche". Gli studiosi che, conosciuto Dante in virtù delle numerose traduzioni, si sono incuriositi sino ad approfondire la
magnificenza dei suoi versi, hanno dovuto studiare l'italiano, a tutto vantaggio della diffusione della nostra lingua in ambiente letterario. Sicuramente è una sfida, e dura, ma io ci credo...

ombra

"...battiti combattiti / che sia sconfitta o sia vittoria / che sia disfatta o sia tutta gloria / in questa via / dove si gioca la partita / che noi combatteremo fino / all'ultima vita / all'ultimo omino..."

Tuesday, May 02, 2000

martedì 2 maggio 2000 13.14 – Mail a: baglioniml@egroups.com
OGGETO: Re: Cantautori come pittori.



Trovo interessante il parrallellismo tra pittori e cantautori, e di sicuro, le due figure, avendo più punti in comune perseguono, con mezzi diversi, lo stesso scopo: il pittore fissa immagini sulla tela per evocare sensazioni ed emozioni, il cantautore adorna di parole la musica affinché le immagini evocate stimolino il nostro
immaginario.
Ad un certo punto della storia, il pittore viene stato "liberato dall'incombenza" di dover riprodurre fedelmente la realtà dalla nascita da una nuova forma d'arte, la fotografia, che meglio, e più velocemente, si prestava a tal scopo; da quel momento in poi le sue creazioni non presero come modello il "reale evidente", ma il soggetto divenne l'introspezione, lo studio della psicologia delle cose. Per la pittura si aprirono nuove frontiere, non più arte documentarista ma forma di espressione a 360°, che è capace di portare alla ribalta, anche se dopo la sua scomparsa, un pittore come Vincent Van Gogh, vero iniziatore della linea di demarcazione tra due "ere" della pittura: il bello, risultante dal valore aggiunto dell'espressività del pittore, e non dall'immediatezza dell'evidenza.
Il cantautore, invece, alla sua nascita trova già presenti figure che assolvono alla mansioni di "documentaristi" della realtà, ma nella prima fase trova più facile occuparsi di ciò che è più palese ed evidente, e questo sia per una sua immaturità artistica, come spiegato da Eva, ma anche perché deve rapportare la sua creazione al pubblico dell'epoca che chiede, sotto forma di canzoni, slogan politici o di lotta sociale. Quando il cantautore prende coscienza della totalità dei suoi mezzi espressivi, trova anche un pubblico più attento alle dinamiche dello spirito, quindi può creare muovendosi su più fronti.
Sono perfettamente d'accordo che la cornice, serve a concentrare l'attenzione verso il nucleo fondamentale, ma in alcuni "artisti" (consentitemi le virgolette) è più importante dell'opera d'arte, o,addirittura, tolta questa poco rimane.
 
Mi fa molto piacere che l'argomento cantautore, ha coinvolto degli amici nella discussione.
Spero che si continui su questa strada, e che tutti possiamo sempre confrontare le nostre idee, per arricchirci...
  
Manilo.

Monday, May 01, 2000

1 Maggio 2000

Otto cavalieri.

Otto riverberi,
un cubo comune
tappeto un tetto
d’armonico sfondo.

In fila sentieri,
divergono stolti
ambizioni in transito
dai meri risvolti.

Soggiunge lo scuro,
calanti le travi
convogliano sguardi
intessono baluardi.

Cala la notte,
tra spalle in tondo
otto cavalieri
sfidano il mondo.

L’ombra li scuote,
in un assopito inganno
il fuoco li cinge
e scopre il danno.

I sette son giù,
tra passioni e virtù
sfoderano il fendente
a placarli le bende.

Otto di noi
destati e sornioni
avvertono il reale,
il risveglio fa male.

Stremati e delusi,
ritiriamo il fante
l’alba ora incombe
ma ricerchiamo il monte.


Manilo.

Sunday, April 30, 2000

domenica 30 aprile 2000 22.37 – A baglioniml@egroups.com
OGGETTO: Re: Equazioni o algoritmi?...Del marketing



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Quella dei cantastorie è una tradizione che si perde nella notte dei tempi. Musici del popolo da sempre hanno fatto della narrazione di storie vere od inventate pane quotidiano.
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La figura del cantastorie, solo a brevi tratti è assimilabile e paragonabile a quella del cantautore.
Il cantastorie, tramite le sue mete itineranti, assolveva alla funzione di diffusore di notizie all'interno di una società ancora non incline, per povertà di mezzi ed intenti, all'informazione di massa; così, ispirandosi alla realtà, musicava le sue storie, romanzandole secondo ben precise esigenze sceniche; la trasmissione delle esperienze era, spesso, esclusivamente orale e tipicamente si tramandava da padre in figlio.
Il cantautore, figura moderna, sviluppa attraverso un'evoluzione di qualche decennio ambizioni da artista; non si limita a comunicare sensazioni, ma studia per relazionare perfettamente musiche e parole, non limitandosi ad accoppiarli, ma rendendoli interdipendenti secondo regole assimilabili a modelli matematici.
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Mi trovi d'accordo solo in parte o meglio sole se concordi con me che
solo oggi, la canzone ha assunto lo squallido ruolo di "prodotto". L'esperienza degli anni 70, che si collocava sullo sfondo dell'egemonia esercitata dalle case discografiche (i veri parassiti) ci ricorda che la musica "del popolo" è sempre stata prima di tutto necessità di espressione. A rovinare tutto come sempre è giunta la sete di guadagno.

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Di frequente uso la parola "prodotto", in riferimento al lavoro dei cantautori, perché solitamente è frutto della collaborazione di una vera equipe che utilizza regole simili ad altre forme di comunicazione; l'abbilità spesso consiste nella capacità di saperle applicare al contesto sociale e culturale di riferimento.
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(Sono tanti gli esempi di cantautori italiani, giusto per muoverci nel nostro
ambito, che hanno fatto del limite fisico, che la natura gli ha imposto, una peculiarità tale che li ha proiettati alla ribalta. La musica leggera non ha l'ambizione di fare "arte pura", ma di comunicare con qualsiasi mezzo, anche il meno ortodosso.) Puoi chiarirmi questo concetto ?

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Consideriamo l'incisività con cui un cantautore del calibro di Lucio Battisti si è imposto nel panorama musicale italiano, fino a ridefinirne alcuni tra i più importanti canoni del linguaggio moderno italiano; in particolare soffermiamoci su due punti ben precisi: le sue caratteristiche vocali e le scelte musicali. Le capacità vocali di Battisti sono oggettivamente limitate, eppure di quella voce non limpida, tonalmente poco estesa, ne ha fatto una forza espressiva, perché facendo vibrare le corde vocali in modo tecnicamente poco corretto invece è riuscito ad essere estremamente comunicativo, in quanto diretto, più vicino alla nostra realtà di ogni giorno; direi che è sceso dal piedistallo che, invece, sostiene i cantanti lirici.
La sua musica a tratti è scarna, eppure estremamente attuale e godibile, in quanto l'ha spogliata di tutte le componenti tipiche delle mode contingenti, consentendole di solcare i confini del suo tempo tramite l'utilizzo di un linguaggio che fonda la sua forza nella semplicità, non confinabile in un solo contesto.
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Io penso che tale concetto possa valere solo per il decennio appena
trascorso. Quello di transizione, quello degli anni 80 per intenderci è riuscito a
produrre qualcosa di buono soltanto tra l'84 e l'88. Circa l'algoritmo di cui parli credo che appartenga più al mondo del marketing che della canzone.
E' anche vero che esistono al mondo persone che sanno endersi anche da sole ma restano casi isolati.

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Il nocciolo della questione è proprio questo, in quanto non è possibile scindere il mondo della canzone da quello del marketing, sono perfettamente complementari e si intersecano in intenti comuni.
Cantautori che hanno seguito il proprio percorso artistico, scorporandolo dalle logiche di mercato, sono veramente pochi, e, tra questi, prenderei ancora ad esempio Lucio Battisti, o almeno il Lucio della seconda fase, quello più maturo e schivo.
Da notare che Battisti ricorre in più di un mio esempio, e non è affatto casuale, di sicuro è una figura cardine della canzone italiana.
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Conta l'intensità dell'emozione che si riesce a far propria attraverso l'ascolto di una canzone. Il concetto di vero o falso è relativo come non assoluto è quello del "maggiore" o "minore". Siamo noi a dar peso ad un uomo o ad un concetto.
Siamo noi a stabilire il "prezzo" delle nostre emozioni.

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Considero un'arte "vera" o "falsa" utilizzando un solo parametro: il movente, cioè quanto sia stato sincero l'artista nel concepirla diversificando, quindi, un prodotto funzionale a logiche esterne, rispetto alla libera espressione di se stesso e del mondo che lo circonda.
Con "maggiore" o "minore" indico ciò che normalmente viene usato per distinguere, ad esempio, musica classica da leggera, o pittura da fotografia. Concordo con te, quindi, nel sostenere che in senso assoluto non è possibile dividere ciò che è maggiore da ciò che è minore, se mai esistesse tale distinzione.

ombra

Saturday, April 29, 2000

sabato 29 aprile 2000 17.54 - A: baglioniml@egroups.com
Oggetto: Cantautori e musica leggera, equazioni o algoritmi?


Storicamente la figura del cantautore nasce dall'esigenza, del mondo che gravida attorno alla musica leggera, di affrancarsi dall'immagine diffusa di surrogato e parassita rispetto alla musica colta.
Il cantante, tramite la personale realizzazione di tutti gli aspetti di una canzone, diventa autore di se stesso, introducendo composite variabili rispetto alla musica classica, in cui, abitualmente, la mente creatrice è scorporata dal braccio esecutore.
Il nuovo mezzo espressivo diviene, contemporaneamente, per alcuni aspetti più potente e per altri limitante.
Il cantautore immagina musica, testi ed esecuzione, in funzione di se stesso, vere e proprie pennellate sulle sue capacità, inclini all'ambito in cui vuol far "girare" il proprio prodotto/canzone; questo gli consente di dare il meglio, e di assumersi l'onere, nel bene e nel male, della riuscita finale.
Secondo l'attuale andamento culturale della nostra società, questa "genuinità" è un bene, ma visto secondo un'ottica più vasta è riducente: La musica classica, ragionando secondo modelli generici, è concepita da "professionisti assoluti", che consci delle proprie capacità, realizzano esclusivamente quello in cui sono specializzati; non compone pensando alle proprie caratteristiche esecutive, ma per chiunque, in una sorta di sfida, si voglia cimentare nell'interpretazione.
Sono tanti gli esempi di cantautori italiani, giusto per muoverci nel nostro ambito, che hanno fatto del limite fisico, che la natura gli ha imposto, una peculiarità tale che li ha proiettati alla ribalta. La musica leggera non ha l'ambizione di fare "arte pura", ma di comunicare con qualsiasi mezzo, anche il meno ortodosso. L'incipit diviene: "oltrepassare la barriera dell'indifferenza, solleticando e stimolando l'ascoltatore".
I cantautori, a volte inconsciamente, sono tra i più abili studiosi della scienza della comunicazione e, per ogni lavoro, utilizzano dei criteri selettivi paragonabili ad un'equazione (o come recentemente qualcuno ha detto: ad un algoritmo) laddove le variabili sono i gusti del pubblico e le mode, che fanno tendenza.
La cosa che da tempo mi chiedo è: che valore, in quell'equazione, daranno i cantautori alle costanti, e fino a che punto sono tali?
Penso che per esprimersi ogni mezzo sia lecito finché, però, non venga violata la barriera della "genuinità".
Personalmente non fisso come prerequisito dell'arte la caratteristica, se mai esiste, di essere "maggiore" o "minore", semmai di essere "vera" o "falsa"; se la canzone è risultante dal prevedibile grado di consenso del pubblico quanto è espressione, incontaminata e sincera, del cantautore?

ombra

(che nel fumo, citato da Giò, immerge i suoi pensieri)

Wednesday, April 26, 2000

mercoledì 26 aprile 2000 23.10 - Mail a B.M.
Oggetto: Naturali e nostri



Caro B.,
riprendo il tuo esempio del pendolo tra due estremi in quanto fortemente esplicativo.
All'interno di quel pendolo, e del suo moto, intravedo stilizzato il dilemma dell'uomo, l'oscillazione tra due condizioni, tanto opposte quanto, tra loro, riflesse e speculari. "To be or not to be" intonava Shakespeare nel vano tentativo di ottenere, dalla perpetua sinuosità del tormentone, la soluzione suprema dell'esistenza e il movente delle nostre movenze, il tentativo primo di fugare ogni dubbio.
Non sono così ingenuo, non più, da ritenere che ogni condizione sia riassumibile in due estremi, è un inganno, è il tentativo di ridurre a modelli matematici, quindi perfetti, ciò che perfetto non è, per natura e propensione.
Collochiamo ad un estremo il carattere dell'Uomo, nell'altro la personalità, e adorniamo lo spazio con le "maschere" possibili che tra essi intercorrono; ora lasciamo oscillare la sua propensione istantanea; lo scenario aperto è una continua commedia che lo costringe ad interpretare il "pupo" che si è creato e di cui la società muove le fila. Tuttavia c'è un momento, uno solo, una sorta di punto improprio, in cui le due dimensioni antitetiche e parallele si avvicinano, fino quasi a sfiorarsi, in cui il pendolo sfugge ad ogni controllo, sia fisico che metafisico, in cui siamo "naturali e nostri"; è il "sogno", dimensione illusoria ma tangibile, ultimo baluardo prima del nulla.
Credo che bisogna appiattire la nostra vita, affinché tutto non si appiattisca: Ha più possibilità di trovare stimoli ed entusiasmi l'ultimo dei reietti piuttosto che il più nobile dei principi; perché l'Uomo, per natura, non si accontenta; raggiunto il suo "castello" cade il mito, e la nuova meta diventa il cielo, finche raggiunto perde le sue tinte, e così via all'infinito.
Troverò pace, se mai la troverò, quando avrò veramente accettato la mia esigua dimensione e condizione umana; quando accennerò ad un tuffo verso l'infinitamente piccolo, specchio dell'immenso.

Manilo.

Monday, April 17, 2000

lunedì 17 aprile 2000 23.58 - A baglioniml@egroups.com
Oggetto: Sogni


"...gli uomini che pensano si stancano di tutto, perché tutto cambia. Gli uomini che passano lo provano, perché cambiano assieme a tutto..."
F.P.
"...le cose stan cambiando mentre ci cambiano..."
C.B.
"...Perché non potrebbe essere l'unica cosa reale in tutto questo, il marinaio, e noi e tutto il resto solo un suo sogno?..."
F.P.
"...navigai nel grande calice del sonno e del mistero e pensai che potremmo essere sogni di qualcuno chissà mai noi tante tessere di un firmamento bruno..."
C.B.

Ascoltando VSCDT mi è sembrato subito chiaro che la stesura dei testi era somigliante alla struttura di un labirinto dall'andamento a spirale; visioni contorte, dense di atmosfere tendente al mistico, ricamano quasi ogni passo, conferendo a tutto l'assieme una potenza espressiva tipicamente simbolista.

Memore degli incalzanti toni lirici di Fernando Pessoa, riesumo, dallo strato di polvere sovrastante, un suo scritto celebre: "Il marinaio". Le analogie sono tante, e, di queste, sopra ne ho riportate solo un paio; non ci è dato sapere se Claudio abbia affinato dei concetti molto simili, o se si sia direttamente ispirato a loro.

La dicotomia tra "apparenza illusoria" - tutto ciò che fa parte del "nostro mondo", visto attraverso le convenzioni - e "verità occulta" - la realtà assoluta, occulta in quanto non assimilabile - è motivo di travaglio interiore sia per Claudio che per Pessoa; entrambi tentano di sfuggire all'oblio attraverso il sogno, o il viaggio di cui a tratti è metafora; quindi ritornano alla vita riappropriandosi del proprio destino.

Se la memoria non mi tradisce, Claudio ha scritto una canzone dal titolo "Annabel Lee", ispirandosi ad una poesia di Edgar Allan Poe, di cui lo stesso Pessoa è un attento estimatore e traduttore; insomma gli elementi ci sono, e mi portano a pensare che il viaggio stilizzato nelle canzoni di VSCDT sia rivolto alla riscoperta del passato. Il viaggio verticale è capace di far riemergere le orme precedentemente lasciate, scavalcando l'occlusione che il raggio di curvatura della terra oppone alla nostra vista, ridonando ai nostri trascorsi nuova luce.

Le musiche abbinate ai testi, poi, altro non sono che l'applicazione di quelle "filosofia" in campo sonoro; la riscoperta della "vecchia" tecnica contrappuntistica, e la trasposizione in chiave "moderna", rimarcano la simbologia di "orizzonti" nuovi, in quanto visti nell'assieme verticale.
Scusate per i miei sproloqui notturni, ma ciò è quello che ho visto, o piuttosto sarebbe meglio dire sentito e letto.

Un saluto a tutta la lista.

"Forse si muore perché non si sogna abbastanza..."
F.P.

ombra

Thursday, April 13, 2000

giovedì 13 aprile 2000 22.53 - A baglioniml@egroups.com
Oggetto: Stereofonemi


Qualche anno fa, girovagando per le contorte vie del centro di Palermo, intravidi a distanza una parete piena di coloratissimi poster; attirato da quel turbinio di tinte, mi avvicinai, e, ricordo ancora come fosse ieri, rimasi di stucco. Ogni stampa era un concentrato di puntini, che, susseguendosi l’un l’altro, secondo un’apparente casualità, davano origine ad un tappeto sfavillante di sfumature. Guardai e riguardai, cambiai prospettiva, sbirciai l’autore, ed infine liquidai il tutto, secondo una consuetudine comune, con l’espressione: “bah, sarà l’ennesima opera folle dell’artista di turno”. La mia disordinata passeggiata continuava in altre direzioni, e, intercalata da numerosi flash back, si intingeva di scontri tra la mia istintiva propensione alla semplificazione e l’impavida esigenza di capire. Mi decisi; dissi ad un paio di amici che mi accompagnavano di attendere, tornai indietro, mi soffermai su quei graffiti inconsulti, ed infine chiesi: “coso sono?” a rispondere fu una voce sottile, apparentemente distratta: “autostereogrammi!”, chiusi lì la giornata, e nell’arco di due giorni ebbi accumulato tanti libri sull’argomento che mi ci vollero altrettanti giorni per capirne qualcosa.
L’autostereogramma è una composizione grafica, realizzata al computer, che lascia intravedere il reale soggetto solo dopo aver perso, ed infine trasposto, il nostro normale modo di focheggiare gli oggetti e di intendere le prospettive. Un’insensata serie sterminata di puntini colorati apre lo scenario ad immagini a più dimensioni dove si “vedono” figure assolutamente dinamiche, affascinanti e coinvolgenti.
L’ultimo album di Claudio mi sembra composto da autostereofonemi, e il primo impatto con tale musica è stato altrettanto difficile al pari di quel giorno di cui vi ho raccontato.
Nelle interviste precedenti all’uscita dell’album, Claudio ha accennato a questo “nuovo” modo di comporre ed arrangiare, in cui “la musica non dice, ma suggerisce”. Più linee melodiche, apparentemente indipendenti, dall’andamento orizzontale, che nell’istante creano accordi ben precisi, e riconducono alla tipica verticalità. Una musica che transita per più livelli comunicativi, che utilizza codici inconsueti, e che restituisce tutta la sua magnificenza tramite un ascolto nuovo, diverso nelle prospettive, e atipico, come il percorso verticale del nostro viaggiatore.
Ricordate “L’attimo fuggente”? Non ascoltiamo Claudio adagiati su di un banco, saliamoci sopra, liberiamo le nostre remore, e viaggiamo “rischiando”, solo così il viaggio sarà “vero”, reale o virtuale che sia.

ombra

Saturday, March 04, 2000

4 Marzo 2000 – A: B.M.
Oggetto: "Partenza..."


Cosa dire quando per mesi non ci si sente piu, quando una miriade di eventi hanno riempito il nostro quotidiano, quando le nostre realtà sono divenute talmente distanti da imbastire un muro che ci isola al di là di ogni reale distanza in chilometri.
A volte c'è qualcosa, nella fitta trama casuale delle nostre esperienze, che non vola via come polvere al vento, che ti lascia un'impronta, che ti fa pensare, o che semplicemente ti incuriosisce in modo indelebile.
Ricordo con molto piacere l'atmosfera tenue di certe serate, quando stavamo attorno ad un tavolo a cenare, a ridere di qualcuno, o semplicemente a scambiare delle opinioni. Le ricordo certe serate, perche la cosa che mi coinvolge piu nelle persone è la loro genuinita, quella che ti porta ad oltranza nella vita ad essere un po ingenuo, a scottarti mille volte e ad essere pronto a riprovarci ancora.
Gli ultimi mesi sono trascorsi piu carichi di novita che il resto della mia vita messa assieme, e non è solo un fatto geografico, di lavoro, o relativo alle persone che mi stanno vicino, ma è cambiato qualcosa in me che mi ha portato a "partire" per un "viaggio" carico di incertezze. Ho portato come inseparabile bagaglio un pizzico di incoscienza, indispensabile a tal fine, e la serenita del sapere che qualunque sara l'approdo l'avro voluto io, sinceramente.
Vorrei trovare lo spazio, anche solo per e-mail, per poter discutere, per confrontare le mie idee e per ritrovare un amico genuino.
Quando lo vorrai, se lo vorrai, sono qua...


Manilo