Wednesday, October 11, 2006

mercoledì 11 ottobre 2006 12.52 - A: <>
Oggetto: Un istante.


Quando ieri sono tornato a casa, ero veramente molto stanco. Anche peggio: non connettevo.

La rotazione della terra a volte mi appare come una metafora: se non ti adegui sei fuori.

Del mio lavoro non c'è molto da dire. Lo vedo come una somma di idee che portano ad un risultato, nulla più.

Così la mattina scelgo la strada più lunga per arrivare, quella che mi fa vedere più verde e meno auto. Quella in cui ci sono soventi curve, in cui tra le rughe dell'asfalto qualche pianta, o dell'erba, approfitta di granelli di terra per affondare le radici.
L'ultimo tratto scorre alle pendici esposte a ponente di un colle. Da un lato scorgo roccia e arbusti, dall'altro gli argini del Retrone; torrente capriccioso e viziato dalle acque padane. Tra i volteggi del suo letto, quando s'affacciano i primi freddi d'autunno, alle prime luci dei giorni sereni, appaioni foschie uniche .Come un uomo di bassa statura, le nebbie rimangono sospese a mezz'aria, sotto la linea d'occhi di qualunque provvido campiere. Tra i verdi e gli scoli d'acque, lo spettacolo di silenzio nelle ovatte di bianco si ripresenta come miracolo.
Lascierei l'auto se potessi, in un bordo che non esiste perchè fagocitato dai canali di scolo.

Immagini, <>, l'assaporare gli odori pregni di terra e nebbie. E poi chinarsi negli abissi delle foschie, per svanire solo un istante.

Manilo

Friday, September 15, 2006

15 Settembre 2006

Fardelli.

Animo,
fuggi
dal corpo galeotto
di sbarre limacciose;
traccia valichi
e frontiere,
sottrai seguito
all’aspro ingurgito
di foglie secche
e terra di fiele.

Pensiero,
migra
fra flutti franti
di mare ignaro
ai piè di quel faro
dove ardono
canicole di parole
e spume d’acque.

Drenate
le torri infedeli
di fardelli verticali,
spioveranno all’unisono
corrispondenze.

Mai più alterchi.

Manilo Busalacchi

Thursday, August 03, 2006

3 Agosto 2006

Figlio.

Il raggio
m’osservi!
ch’io figlio
scivolai
tra rene
di sale
d’arene
d’acque
profonde
d’ombre
di piogge
peste.

Manilo Busalacchi

Monday, July 24, 2006

ONDA

Perchè si scrive?


Cosa ci spinge a scrivere, quando si vive assieme e basterebbe proferire parola?

Ci ho pensato; i motivi più evidenti riguardano l'impossibilità di cogliere l'attimo, oppure la difficoltà intrinseca degli argomenti. Ma non è così, ci sono cose che riguardano il nostro "io" più recondito. Non è semplice esporre il proprio essere, per chi - come me - lo ha sempre curato, con soventi panni freddi sulla fronte per mitigarne gli effetti febricitanti. Scrivo, ora, perchè altrimenti non saprei fare. Altra opportunità, poi, non m'è data.

Ci sono errori che si riportano dal passato, e sembra impossibile scongiurarli nel futuro divenuto presente. Mi rendo conto che ho vissuto ai limiti delle convenzioni; da un lato l'esigenza irrinunciabile di essere coerente con il mio modo d'essere, per quanto singolare ed ostico possa essere. Dall'altra parte il bisogno di seguire le regole comuni, con tutti i retaggi annessi. Nel tempo, sono aumentati i motivi per accettare certe regole, chiaramente non scritte, e allora le ho sentite più naturali. Mi riferisco, chiaramente, alla presenza di Lidia e Nicolò e, non ultima, tua.
Siete i tre affetti, le tre persone, più importanti in assoluto. Senza termine di confronto con il resto.
La vita, però, non è una linea perfetta ed intenzionale; vieni messo in discussione ogni istante, nella molteplicità delle tue funzioni. Voglio dire che mi sento incapace di dare tutto l'apporto - a trecentosessantagradi - ai nostri bimbi e a te. A volte sembra semplice, e sicuramente lo è, ma c'è qualcosa che mi distrae. E come tutte le cose immateriali, inconsistenti, è complesso individuarle e dominarle. Forse è un continuo conflitto - ma non in senso hameriano, ovviamente - tra la mia parte estrosa, da molti ritenuta egoistica, e l'abbandono totali ai sentimenti: a voi tre.

Paura di fallire, o di soffrire. Chissà, forse tutto questo, o niente.

In questo momento, per gli evidenti motivi, mi da notevolmente fastidio il dover pesare sugli altri: tu per prima, poi i miei, mio fratello etc.
Mi strugge avvertire quest'aria di grigiore scomposto, questa palpabile tensione ed insoddisfazione. Per questo vorrei essere leggero, ed evanescente, come l'aria.

Bada, non mi servono parole per lenire questa sensazione che mi annichilisce più del male, che invece ho imparata ad assorbire e a metabolizzare. Sono profondamente convinto che certe cose dovrebbero scorrere come olio in rivoli, o disseccarsi al sole all'istante.

Ognuno nasce con il proprio "life motive", e non c'è Fato o destino che tenga, perchè lì gli artefici ignari siamo noi stessi.

Per questo, credo, mi vedi come assente; come un cancro in fase di riparazione. Incapsulato ed isolato nella mia sfera; per rivendicare il diritto all'esistenza in quanto tale - ineluttabilmente indotto dall'istinto ancestrale-, ma anche per non invadere il resto dell'organismo.

Per noi umani a volte basterebbe una sola parola, laddove un cristallo invece interrompe ogni onda. Tra le quali, la sonora.


Manilo, 24/07/2006