Wednesday, October 11, 2006

mercoledì 11 ottobre 2006 12.52 - A: <>
Oggetto: Un istante.


Quando ieri sono tornato a casa, ero veramente molto stanco. Anche peggio: non connettevo.

La rotazione della terra a volte mi appare come una metafora: se non ti adegui sei fuori.

Del mio lavoro non c'è molto da dire. Lo vedo come una somma di idee che portano ad un risultato, nulla più.

Così la mattina scelgo la strada più lunga per arrivare, quella che mi fa vedere più verde e meno auto. Quella in cui ci sono soventi curve, in cui tra le rughe dell'asfalto qualche pianta, o dell'erba, approfitta di granelli di terra per affondare le radici.
L'ultimo tratto scorre alle pendici esposte a ponente di un colle. Da un lato scorgo roccia e arbusti, dall'altro gli argini del Retrone; torrente capriccioso e viziato dalle acque padane. Tra i volteggi del suo letto, quando s'affacciano i primi freddi d'autunno, alle prime luci dei giorni sereni, appaioni foschie uniche .Come un uomo di bassa statura, le nebbie rimangono sospese a mezz'aria, sotto la linea d'occhi di qualunque provvido campiere. Tra i verdi e gli scoli d'acque, lo spettacolo di silenzio nelle ovatte di bianco si ripresenta come miracolo.
Lascierei l'auto se potessi, in un bordo che non esiste perchè fagocitato dai canali di scolo.

Immagini, <>, l'assaporare gli odori pregni di terra e nebbie. E poi chinarsi negli abissi delle foschie, per svanire solo un istante.

Manilo

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