(11 Febbraio 2001)
Latenza.
Leggera brezza dall'animo,
crepitio di sconvolgenti bisogni
motore vitale
e origine di profondi dissidi.
Tu passione,
per la vita che incombe
per il giorno che sfugge
per il domani che non sappiamo.
Malessere latente
immerso nell'essenza
lancinante logorio
presenza centellinante.
Fuori
la routine che avanza
la danza delle ritrosie,
l'indifferenza è distanza
quiete apparente
sorriso di circostanza.
Dentro
il terrore
l'eterno rumore
il grido che s'innalza
l’Io che si ribella.
Come quello del sollevatore di pesi è lo sguardo che esponiamo...
Lui
il peso immane sulle braccia
e lo studiato sorriso sulle labbra.
Noi
la morte nell'animo
e l'ennesima dissimulante maschera al volto
verso il mondo e i suoi presagi.
Tempo,
chissà se un giorno ci donerai il privilegio assoluto
di una monolitica essenza.
Manilo
Sunday, February 11, 2001
Saturday, February 10, 2001
10 Febbraio 2001
Sogno.
Il Sogno,
traccia d’un solco sulla mente,
tunnel di memoria
che ai sismi resiste
e parassita riverso
succhia linfa
dalla sibillina speranza
che un fardello e più
ogni dì carica adunca.
Desto,
sogno o fido,
sei l’unico vascello
per svanire oltre cieli
sulla curva che illude,
e alla prossima svolta
tutto riponi
nel perpetuo rilancio
che cela la vita.
Al calar dello scuro,
labile sogno,
da fiera glaciale muti l’effige
e pronto all’incasso
sferzi il colpo,
intoni l’accento
che stravolto stride ed echeggia
verso l’imbrunire,
dove il sonno rifuggo
ma assopito e chino
mi cinge e sorprende.
Da te è chiaro dipendo
droga eccitante
che sulla volta mi adagi
e poi allo sconforto
In sacrificio mi offri.
Mi fermo
lucido un pensiero,
oddio che lama affilata
Fredda e lucente come solo il metallo.
Questo è il reale
e il sogno m’attende.
Manilo.
Sogno.
Il Sogno,
traccia d’un solco sulla mente,
tunnel di memoria
che ai sismi resiste
e parassita riverso
succhia linfa
dalla sibillina speranza
che un fardello e più
ogni dì carica adunca.
Desto,
sogno o fido,
sei l’unico vascello
per svanire oltre cieli
sulla curva che illude,
e alla prossima svolta
tutto riponi
nel perpetuo rilancio
che cela la vita.
Al calar dello scuro,
labile sogno,
da fiera glaciale muti l’effige
e pronto all’incasso
sferzi il colpo,
intoni l’accento
che stravolto stride ed echeggia
verso l’imbrunire,
dove il sonno rifuggo
ma assopito e chino
mi cinge e sorprende.
Da te è chiaro dipendo
droga eccitante
che sulla volta mi adagi
e poi allo sconforto
In sacrificio mi offri.
Mi fermo
lucido un pensiero,
oddio che lama affilata
Fredda e lucente come solo il metallo.
Questo è il reale
e il sogno m’attende.
Manilo.
Monday, February 05, 2001
5 Febbraio 2001
Artifici.
Buio e silenzi,
maniaci in ricerca ansiosa
piedi freddi e stretti,
poi lingue di fumo
a svelare labbra secche,
d’un tratto ombre incise
già vaghe e svanite.
Nella volta un bagliore
poi punti di fuoco
e sferzanti frastuoni,
Il cielo si popola
l’aria rivive
e negli occhi lambisce
tracce di vita intensa.
Cala ora il sipario
ma negli occhi già bui,
sfumati pinti riflessi,
sopravvive un sogno
che pronto al rilancio
per ogni dì a venire
riappiccia l’ometto
che illumina il sentiero.
Manilo
Artifici.
Buio e silenzi,
maniaci in ricerca ansiosa
piedi freddi e stretti,
poi lingue di fumo
a svelare labbra secche,
d’un tratto ombre incise
già vaghe e svanite.
Nella volta un bagliore
poi punti di fuoco
e sferzanti frastuoni,
Il cielo si popola
l’aria rivive
e negli occhi lambisce
tracce di vita intensa.
Cala ora il sipario
ma negli occhi già bui,
sfumati pinti riflessi,
sopravvive un sogno
che pronto al rilancio
per ogni dì a venire
riappiccia l’ometto
che illumina il sentiero.
Manilo
Saturday, February 03, 2001
3 Febbraio 2001
Immobili.
Varcai battigie,
sfiorai lembi e onde
oltre dune di sabbia,
vago
girovago dell'anima
in versi e rime
che stridono tra le mani.
Sospingo ora,
migratore dell’anima,
tra un mistero e un silenzio
l’elegia di un sentimento,
fardello tra i più
e attimo che declina.
Qui si attende,
tra un vestibolo
e un’idea,
immobili ai sensi.
Manilo
Immobili.
Varcai battigie,
sfiorai lembi e onde
oltre dune di sabbia,
vago
girovago dell'anima
in versi e rime
che stridono tra le mani.
Sospingo ora,
migratore dell’anima,
tra un mistero e un silenzio
l’elegia di un sentimento,
fardello tra i più
e attimo che declina.
Qui si attende,
tra un vestibolo
e un’idea,
immobili ai sensi.
Manilo
Friday, December 15, 2000
Dicembre 2000
Districare.
Mai più tra vicoli,
a districare pensieri,
a rincorrere il tarlo
che nel giorno
affonda la mente.
Basta un raggio
di tenue luce
che s’adagia lieve
sulle opache pagine
d'un libro riverso
e gialle le fronde
schiudono le trame.
L'ombra sommessa
intesse le sembianze
e bruna la quiete
lo sguardo sorprende.
Manilo
Districare.
Mai più tra vicoli,
a districare pensieri,
a rincorrere il tarlo
che nel giorno
affonda la mente.
Basta un raggio
di tenue luce
che s’adagia lieve
sulle opache pagine
d'un libro riverso
e gialle le fronde
schiudono le trame.
L'ombra sommessa
intesse le sembianze
e bruna la quiete
lo sguardo sorprende.
Manilo
15 Dicembre 2000
Zu Peppi.
Si può essere artisti
intingendo di colla
tele di cuoio?
Eppure ricordo:
pennelli, barattoli,
tavolozze come acquarelli,
chino a fronte il risultato suadente
pronto ora a ritornar tra la gente.
Non scrivo di quadri,
non scorgo dipinti,
riaffiora alla mente,
in un odore pungente,
un uomo tra lo scuro dismesso
che fronde di luce crespa punzecchia.
Ventagli di chiodi, un fiero martello
riverso su forme inconsulte agli occhi dei più
lieve il tempo ritorna, e sorpreso è presente
al ricostruir dei vestiboli che ci adornano i passi.
Una vita in ritiro a meditar flotte d’orme,
e chissà quante storie affiorate alla mente,
tracce esaltate dai vizi di ogni impavido cammino.
Mi disse un giorno,
e io infante ascoltai:
“il mondo è un ricovero
e urge il restauro”.
Mai più, da quel dì illuminante,
ho scorto un pittore dal fare ansimante
e dedito all’arte,
come Peppi
titolato Zu
scarparu e poetante.
Manilo.
Zu Peppi.
Si può essere artisti
intingendo di colla
tele di cuoio?
Eppure ricordo:
pennelli, barattoli,
tavolozze come acquarelli,
chino a fronte il risultato suadente
pronto ora a ritornar tra la gente.
Non scrivo di quadri,
non scorgo dipinti,
riaffiora alla mente,
in un odore pungente,
un uomo tra lo scuro dismesso
che fronde di luce crespa punzecchia.
Ventagli di chiodi, un fiero martello
riverso su forme inconsulte agli occhi dei più
lieve il tempo ritorna, e sorpreso è presente
al ricostruir dei vestiboli che ci adornano i passi.
Una vita in ritiro a meditar flotte d’orme,
e chissà quante storie affiorate alla mente,
tracce esaltate dai vizi di ogni impavido cammino.
Mi disse un giorno,
e io infante ascoltai:
“il mondo è un ricovero
e urge il restauro”.
Mai più, da quel dì illuminante,
ho scorto un pittore dal fare ansimante
e dedito all’arte,
come Peppi
titolato Zu
scarparu e poetante.
Manilo.
Saturday, September 16, 2000
16 Settembre 2000
Scuro.
L’aspro scuro
ricade severo,
tenebre di braccia
arcigno riversa.
Ripiegato
l’attimo m’inchioda,
trattengo l’argine
saetta un sospiro.
Sferzano obliqui
angolati lapilli,
e lastre d’ombre
a dipanar la luce.
Vibrano le mani
a rimestar le spranghe,
declino il capo
avverto ora chino.
Trovero tra i dì
e ora lo credo,
un crespo sentiero
che ora diniego.
Manilo.
Scuro.
L’aspro scuro
ricade severo,
tenebre di braccia
arcigno riversa.
Ripiegato
l’attimo m’inchioda,
trattengo l’argine
saetta un sospiro.
Sferzano obliqui
angolati lapilli,
e lastre d’ombre
a dipanar la luce.
Vibrano le mani
a rimestar le spranghe,
declino il capo
avverto ora chino.
Trovero tra i dì
e ora lo credo,
un crespo sentiero
che ora diniego.
Manilo.
Saturday, September 09, 2000
Monday, June 12, 2000
12 Giugno 2000
Potessi.
Scala faro,
torre visibile
presenza inamovibile.
Palumbo raggio,
luminoso cerchio
ultimo vessillo.
Barrera tempesta,
onda fluttuante
chiglia drenante.
Giorgio l’ira,
funesto monito
maestà.
Marietta lo sguardo,
languidi occhi
sentimento.
Giovanni cinico,
sfalda tabù
ideale.
Il Nonno la mano,
una via del centro
una tavola sotto cui rifuggere.
La Commare una lacrima,
l’eterno soffrire
il continuare ad oltranza.
Lo Zio un mito,
la forza sembiante
l’umanità esuberante.
Potessi tornare,
rivederne i passi
ed il mistero svelassi.
Io, non so,
Il perpetuo rincorrere
Il voler emulare.
Io no,
la quarta colonna
il conto che non torna.
Manilo.
Potessi.
Scala faro,
torre visibile
presenza inamovibile.
Palumbo raggio,
luminoso cerchio
ultimo vessillo.
Barrera tempesta,
onda fluttuante
chiglia drenante.
Giorgio l’ira,
funesto monito
maestà.
Marietta lo sguardo,
languidi occhi
sentimento.
Giovanni cinico,
sfalda tabù
ideale.
Il Nonno la mano,
una via del centro
una tavola sotto cui rifuggere.
La Commare una lacrima,
l’eterno soffrire
il continuare ad oltranza.
Lo Zio un mito,
la forza sembiante
l’umanità esuberante.
Potessi tornare,
rivederne i passi
ed il mistero svelassi.
Io, non so,
Il perpetuo rincorrere
Il voler emulare.
Io no,
la quarta colonna
il conto che non torna.
Manilo.
Thursday, June 08, 2000
Monday, May 29, 2000
lunedì 29 maggio 2000 1.06 – Mail a: C.
OGGETTO: Musica/parole/voce.
lunedì 29 maggio 2000 12.02 - A: C.
OGGETTO: R: Musica/parole/voce.
OGGETTO: Musica/parole/voce.
Ciao C.,
cercherò di esporti nella maniera più chiara possibile quello che mi chiedi
nelle tue domande.
Claudio, come chiunque altro cantautore, alcune volte è "costretto" ad introdurre dei fraseggi che sono puramente funzionali a tutto l'assieme e che da sole non hanno senso logico.
Concentriamoci SOLO sui testi.
In "Un mondo a forma di te" ritroviamo un periodo del tipo:
"...io allora presi via con me pronto a sfidare le mie stelle"
che dal punto di vista grammaticale mi sembra totalmente errato
oppure in "Quanto tempo ho":
"...in fila coi vassoi davanti ai pisciatoi c'è da aspettare o no per quando
tocca a noi..."
che dal punto di vista senso logico non fornisce nessun elemento, reale o irreale, assimilabile al già conosciuto, per cui la resa è ostica. Potresti dirmi che in quest'ultima frase c'è un riferimento a chissà quale testo o filosofia, ma in ogni caso interdice il livello comunicativo. Sono d'accordo con i vari livelli di lettura, ma il nesso logico deve essere presente in ognuno. In altre parole condividerei questa scelta se tutte le frasi avessero un senso immediato e poi uno, o più sensi, nascosti, ma così non è.
Valutiamo l'assieme.
Se però valutiamo tutto il complesso musica/testi/voce le cose cambiano, e di molto. Laddove il testo "non parla" sopperisce la musica o la voce, e così via invertendo ogni elemento.
Ribadisco, una canzone per essere tale deve avere necessariamente le tre componenti musica/parole/voce, che non sono assolutamente inscindibili, altrimenti il contesto crolla, e le parole, le sole parole, possono perdere di significato, e spesso lo perdono.
Claudio è un maestro ineguagliabile nel miscelare quelle tre componenti, donandogli quasi una vita propria, ma non sfugge a certe regole, e tantomeno potrebbe farlo. Ti dirò di più, laddove le tre componenti hanno un senso anche se scisse l'una all'altra, il risultato complessivo non è dei migliori.
Per quanto riguarda la voce, e qui mi riferisco alla tua domanda, ti riporto pari passo una considerazione di Vecchioni che mi sembra perfettamente esplicativa:
"La voce nella canzone è quello che manca alla poesia. Quindi l'intonazione, il phatos della voce è chiaramente il collante tra questi due elementi semantici completamente diversi. La canzone è fatta di tre momenti significanti mischiati insieme, ma devono essere mischiati molto bene. Mentre la poesia o la musica colta hanno un solo elemento, le lettere e le note."
Personalmente credo che la vera novità che caratterizza il nuovo album è la musica, e il perchè ho cercato di spiegarlo qualche mail fa su Reginella parlando degli stereofonemi e delle sonorità subliminali, argomenti a cui nessuno ha voluto fornire le proprie considerazioni, cosa che, invece, mi interessava molto. Se pensi che non sono chiaro, quantunque questo non è il mio intento, ti invito sin d'ora a chiedermi spiegazioni per eventuali mail future.
Termino facendoti una domanda, ed ora sono io ad invitarti ad essere estremamente chiara e sincera: perchè mi hai scritto in privato e non su Reginella?
ombra
cercherò di esporti nella maniera più chiara possibile quello che mi chiedi
nelle tue domande.
Claudio, come chiunque altro cantautore, alcune volte è "costretto" ad introdurre dei fraseggi che sono puramente funzionali a tutto l'assieme e che da sole non hanno senso logico.
Concentriamoci SOLO sui testi.
In "Un mondo a forma di te" ritroviamo un periodo del tipo:
"...io allora presi via con me pronto a sfidare le mie stelle"
che dal punto di vista grammaticale mi sembra totalmente errato
oppure in "Quanto tempo ho":
"...in fila coi vassoi davanti ai pisciatoi c'è da aspettare o no per quando
tocca a noi..."
che dal punto di vista senso logico non fornisce nessun elemento, reale o irreale, assimilabile al già conosciuto, per cui la resa è ostica. Potresti dirmi che in quest'ultima frase c'è un riferimento a chissà quale testo o filosofia, ma in ogni caso interdice il livello comunicativo. Sono d'accordo con i vari livelli di lettura, ma il nesso logico deve essere presente in ognuno. In altre parole condividerei questa scelta se tutte le frasi avessero un senso immediato e poi uno, o più sensi, nascosti, ma così non è.
Valutiamo l'assieme.
Se però valutiamo tutto il complesso musica/testi/voce le cose cambiano, e di molto. Laddove il testo "non parla" sopperisce la musica o la voce, e così via invertendo ogni elemento.
Ribadisco, una canzone per essere tale deve avere necessariamente le tre componenti musica/parole/voce, che non sono assolutamente inscindibili, altrimenti il contesto crolla, e le parole, le sole parole, possono perdere di significato, e spesso lo perdono.
Claudio è un maestro ineguagliabile nel miscelare quelle tre componenti, donandogli quasi una vita propria, ma non sfugge a certe regole, e tantomeno potrebbe farlo. Ti dirò di più, laddove le tre componenti hanno un senso anche se scisse l'una all'altra, il risultato complessivo non è dei migliori.
Per quanto riguarda la voce, e qui mi riferisco alla tua domanda, ti riporto pari passo una considerazione di Vecchioni che mi sembra perfettamente esplicativa:
"La voce nella canzone è quello che manca alla poesia. Quindi l'intonazione, il phatos della voce è chiaramente il collante tra questi due elementi semantici completamente diversi. La canzone è fatta di tre momenti significanti mischiati insieme, ma devono essere mischiati molto bene. Mentre la poesia o la musica colta hanno un solo elemento, le lettere e le note."
Personalmente credo che la vera novità che caratterizza il nuovo album è la musica, e il perchè ho cercato di spiegarlo qualche mail fa su Reginella parlando degli stereofonemi e delle sonorità subliminali, argomenti a cui nessuno ha voluto fornire le proprie considerazioni, cosa che, invece, mi interessava molto. Se pensi che non sono chiaro, quantunque questo non è il mio intento, ti invito sin d'ora a chiedermi spiegazioni per eventuali mail future.
Termino facendoti una domanda, ed ora sono io ad invitarti ad essere estremamente chiara e sincera: perchè mi hai scritto in privato e non su Reginella?
ombra
lunedì 29 maggio 2000 12.02 - A: C.
OGGETTO: R: Musica/parole/voce.
Ciao C.,
> Io ti assicuro che mi sforzo sempre di essere "estremamente chiara", per
> quanto riguarda il sincera, l'esserlo troppo è proprio uno dei miei
> problemi, non sono molto diplomatica ;) ....comunque torniamo alla tua
> domanda, il motivo per cui ti ho scritto in privato è che avevo la
> sensazione che mi sfuggisse qualcosa della tua mail, non so cosa, ma non
ero
> sicura di aver capito cosa volessi dire per cui mi sembrava logico
chiederti
> lumi in pvt invece che su Reginella dal momento che molto probabilmente
era
> solo una mia "esigenza" ...insomma non avevo nulla da aggiungere, volevo
> solo capire se avevo capito quello che volevi dire ...per cui un problema
> mio nei confronti di qualcosa scritto da te ...e quindi ho scritto in ptv
a
> te ...tutto qui. Ho fatto male?
No, non hai fatto male, è solo insita in me la necessità di capire, come di non fermarmi mai davanti alla soglia delle apparenze.
Claudio, nelle sue opere, da tempo cerca di varcare l'immediato a vantaggio di ambientazioni più profonde, percorrendo una linea d'ombra, concetto, questa volta, veramente voluto e, quindi, non casuale, ritrovabile nei testi di VSCDT.
Ma questa è un'altra storia...
A presto.
ombra
> Io ti assicuro che mi sforzo sempre di essere "estremamente chiara", per
> quanto riguarda il sincera, l'esserlo troppo è proprio uno dei miei
> problemi, non sono molto diplomatica ;) ....comunque torniamo alla tua
> domanda, il motivo per cui ti ho scritto in privato è che avevo la
> sensazione che mi sfuggisse qualcosa della tua mail, non so cosa, ma non
ero
> sicura di aver capito cosa volessi dire per cui mi sembrava logico
chiederti
> lumi in pvt invece che su Reginella dal momento che molto probabilmente
era
> solo una mia "esigenza" ...insomma non avevo nulla da aggiungere, volevo
> solo capire se avevo capito quello che volevi dire ...per cui un problema
> mio nei confronti di qualcosa scritto da te ...e quindi ho scritto in ptv
a
> te ...tutto qui. Ho fatto male?
No, non hai fatto male, è solo insita in me la necessità di capire, come di non fermarmi mai davanti alla soglia delle apparenze.
Claudio, nelle sue opere, da tempo cerca di varcare l'immediato a vantaggio di ambientazioni più profonde, percorrendo una linea d'ombra, concetto, questa volta, veramente voluto e, quindi, non casuale, ritrovabile nei testi di VSCDT.
Ma questa è un'altra storia...
A presto.
ombra
Sunday, May 28, 2000
domenica 28 maggio 2000 19.53 – Mail a: Reginella
OGGETTO: Percorsi dello spirito.
OGGETTO: Percorsi dello spirito.
Prendo parte alla discussione aperta da Mario puntualizzando quanto segue:
Claudio non è un musicista puro, non è un poeta, ma, bensì, un cantautore, quindi, secondo l'accezione sviluppatasi negli ultimi decenni, è un artista che abbina testi e musiche rendendoli complementari ma inscindibili.
Negli ultimi album Claudio "pensa" le sue canzoni secondo un'assoluta sinergia tra testi e musica, riuscendo, nell'assieme, a renderli veri e propri veicoli evocativi, laddove i suoni generano immagini che, a sua volta, vengono definite dalle parole.
Sono pienamente d'accordo con Mario, in quanto i testi di VSCDT, spesso non isolano nessuna situazione di senso compiuto, ma questo non lo avverto come un limite ma come una caratteristica peculiare dell'evoluzione comunicativa di Claudio, dove l'evoluzione non introduce esclusivamente il concetto di "spostamento" ma anche, e principalmente, di progresso del linguaggio.
L'esigenza diviene quella di comunicare i percorsi interni dello spirito e non più di "fotografare", seppur con una visione originale, la realtà che lo circonda; Claudio traspone il suo modo di fare arte, e da "cantastorie dei nostri tempi" diviene "navigatore dello spirito", introducendo elementi descrittivi che non definiscono analiticamente le ambientazioni - come i "vecchi testi" - ma che le suggeriscono stimolando in nostro immaginario personale.
Mi viene, ora, spontaneo il parallelo tra fotografia e pittura, in quanto la nascita della prima, nell'ottocento, va a vantaggio della seconda che, affrancata dalla funzione di documentarista, rilascia ogni freno creativo e mette in moto un'evoluzione espressiva di cui Vicent Van Gogh è figlio.
VSCDT ha diversi livelli di lettura, proprio perché è quello l'intento di partenza, ed ognuno è altrettanto corretto, almeno finche si rimane nel campo delle sensazioni, e non si sfocia in interpretazioni di scorci di testo estrapolati dal complesso di testo/musica. Ho letto delle interpretazioni che sono un brillante esercizio di stile e fantasia, ma che mi fanno dubitare fortemente circa la loro correttezza; "scavare" laddove poco c'è da scoprire è legittimo, ma dobbiamo essere consci che quella sarà una tinta che noi avremo voluto dare, e che, probabilmente, non esiste nell'intento creatore.
Non trascuriamo, inoltre, una componente fondamentale, cioè la voce, vero e proprio elemento "erotico", chiamata a far da collante unico e irripetibile tra parole - dal significato letterario - e note, che le stesse parole individuano e interpretano. La voce è un'opportunità che hanno i cantanti a differenza dei musicisti e dei poeti, e che Claudio riesce a sublimare in maniera unica, differenziandolo da ogni altro cantautore in quanto alla capacità di generare un indotto altamente emozionale. Personalmente, poi, ritengo la voce di Claudio l'elemento decisivo, capace di rendere alcune canzoni sublimi all'ascolto e subliminali oltre l'ascolto.
Claudio non è un musicista puro, non è un poeta, ma, bensì, un cantautore, quindi, secondo l'accezione sviluppatasi negli ultimi decenni, è un artista che abbina testi e musiche rendendoli complementari ma inscindibili.
Negli ultimi album Claudio "pensa" le sue canzoni secondo un'assoluta sinergia tra testi e musica, riuscendo, nell'assieme, a renderli veri e propri veicoli evocativi, laddove i suoni generano immagini che, a sua volta, vengono definite dalle parole.
Sono pienamente d'accordo con Mario, in quanto i testi di VSCDT, spesso non isolano nessuna situazione di senso compiuto, ma questo non lo avverto come un limite ma come una caratteristica peculiare dell'evoluzione comunicativa di Claudio, dove l'evoluzione non introduce esclusivamente il concetto di "spostamento" ma anche, e principalmente, di progresso del linguaggio.
L'esigenza diviene quella di comunicare i percorsi interni dello spirito e non più di "fotografare", seppur con una visione originale, la realtà che lo circonda; Claudio traspone il suo modo di fare arte, e da "cantastorie dei nostri tempi" diviene "navigatore dello spirito", introducendo elementi descrittivi che non definiscono analiticamente le ambientazioni - come i "vecchi testi" - ma che le suggeriscono stimolando in nostro immaginario personale.
Mi viene, ora, spontaneo il parallelo tra fotografia e pittura, in quanto la nascita della prima, nell'ottocento, va a vantaggio della seconda che, affrancata dalla funzione di documentarista, rilascia ogni freno creativo e mette in moto un'evoluzione espressiva di cui Vicent Van Gogh è figlio.
VSCDT ha diversi livelli di lettura, proprio perché è quello l'intento di partenza, ed ognuno è altrettanto corretto, almeno finche si rimane nel campo delle sensazioni, e non si sfocia in interpretazioni di scorci di testo estrapolati dal complesso di testo/musica. Ho letto delle interpretazioni che sono un brillante esercizio di stile e fantasia, ma che mi fanno dubitare fortemente circa la loro correttezza; "scavare" laddove poco c'è da scoprire è legittimo, ma dobbiamo essere consci che quella sarà una tinta che noi avremo voluto dare, e che, probabilmente, non esiste nell'intento creatore.
Non trascuriamo, inoltre, una componente fondamentale, cioè la voce, vero e proprio elemento "erotico", chiamata a far da collante unico e irripetibile tra parole - dal significato letterario - e note, che le stesse parole individuano e interpretano. La voce è un'opportunità che hanno i cantanti a differenza dei musicisti e dei poeti, e che Claudio riesce a sublimare in maniera unica, differenziandolo da ogni altro cantautore in quanto alla capacità di generare un indotto altamente emozionale. Personalmente, poi, ritengo la voce di Claudio l'elemento decisivo, capace di rendere alcune canzoni sublimi all'ascolto e subliminali oltre l'ascolto.
Wednesday, May 24, 2000
mercoledì 24 maggio 2000 23.34 - Mail a: <>
OGGETTO: Voi.
Risposta di <> di : giovedì 25 maggio 2000 19.11
OGGETTO: "noi"
Risposta di Manilo di: giovedì 25 maggio 2000 22.40
OGGETTO: Tutto passa...e ritorna.
Risposta di <> di: venerdì 26 maggio 2000 10.17
OGGETTO: Grazie
mercoledì 31 maggio 2000 6.21 – Mail a: <>
OGGETTO: Travagli interiori.
venerdì 9 giugno 2000 15.35 – Da: <>
Oggetto: il potere del sorriso
OGGETTO: Voi.
Cara <>,
ti scrivo con molte remore circa l'opportunità di farlo, ma alla fine è prevalso l'istinto sulla mia ragione; l'unico reale movente è il sincero senso di amicizia che nutro nei confronti di te e G., e su questo non mi soffermo perché credo che siamo concordi.
Quello che ti sto per scrivere, credimi, mi costa molto perché in qualche modo mi riporta indietro nel tempo più vicino, fino a cogliere notevoli riferimenti a fatti personali, ma proprio in funzione di ciò ritengo di doverlo fare.
Vengo al dunque.
Negli ultimi mesi ho avuto modo di osservare il rapporto tra te e G., la sensazione che costantemente ne ho ricavato è che, nel complesso meccanismo che contribuisce al vostro rapporto di coppia, c'è una componente di squilibrio. Probabilmente, siete riusciti a realizzarvi meglio in campo lavorativo e delle aspirazioni personali, e, anche se non avete raggiunto il massimo, avete sicuramente le idee più chiare; "l'anomalia", invece, la vedo nel rapporto a due, non sempre l'evoluzione del vostro ambito personale individua un reale progresso di coppia; sarò ancora più chiaro: mi sembra che i vostri spazi giornalieri, all'interno del quale fate vita assieme, sono molto ridotti e, cosa ancora più grave, sono carichi di tensioni
accumulate altrove.
Mi sarebbe piaciuto parlartene di presenza l'ultima volta che sono venuto a P., guardandoci negli occhi, ma il tempo era ridottissimo e, poi, avevo ancora numerosi dubbi. Non ho alcuna intenzione di evidenziare colpe dell'uno nei confronti dell'altro, o viceversa, se mai di colpe si può parlare, ma semplicemente di evidenziare quello che ho "visto" (con G. l'ho fatto quella sera in cui siamo usciti assieme); voglio però farti notare che G. mi sembra più sensibile nel rilevare certe cose, mentre tu mi sembri più refrattaria e distante.
Parlatene, parlatene, e ancora parlatene, non perdete tempo. Certo il mio non è il migliore pulpito da cui può venire una "predica", e in special modo per l'argomento in questione, ma ora, perlomeno, ho esperienze che ancora, e per chi sa quanto tempo, mi bruciano dentro, e non posso restare impassibile.
Non permettete mai, a niente e a nessuno, che qualcosa si interponga tra di voi, che laceri, seppur minimamente, la storie di due persone, Voi, fatte l'uno per l'altro e, anzi, mettete tale valore in cima alla scala.
Spero che questa e-mail possa servirvi e che, contro i miei chiari intenti, non vi crei ulteriori tensioni; a tal fine ti puntualizzo che l'ho scritta su mia esclusiva iniziativa, che G. è vagamente informato della mia intenzione e per niente del contenuto.
Se vuoi, leggetela anche assieme. Termino scusandomi "dell'intrusione" e della mia poca lucidità nello spiegarmi, ma ora meglio non posso, credimi...
Vi voglio bene.
Manilo
ti scrivo con molte remore circa l'opportunità di farlo, ma alla fine è prevalso l'istinto sulla mia ragione; l'unico reale movente è il sincero senso di amicizia che nutro nei confronti di te e G., e su questo non mi soffermo perché credo che siamo concordi.
Quello che ti sto per scrivere, credimi, mi costa molto perché in qualche modo mi riporta indietro nel tempo più vicino, fino a cogliere notevoli riferimenti a fatti personali, ma proprio in funzione di ciò ritengo di doverlo fare.
Vengo al dunque.
Negli ultimi mesi ho avuto modo di osservare il rapporto tra te e G., la sensazione che costantemente ne ho ricavato è che, nel complesso meccanismo che contribuisce al vostro rapporto di coppia, c'è una componente di squilibrio. Probabilmente, siete riusciti a realizzarvi meglio in campo lavorativo e delle aspirazioni personali, e, anche se non avete raggiunto il massimo, avete sicuramente le idee più chiare; "l'anomalia", invece, la vedo nel rapporto a due, non sempre l'evoluzione del vostro ambito personale individua un reale progresso di coppia; sarò ancora più chiaro: mi sembra che i vostri spazi giornalieri, all'interno del quale fate vita assieme, sono molto ridotti e, cosa ancora più grave, sono carichi di tensioni
accumulate altrove.
Mi sarebbe piaciuto parlartene di presenza l'ultima volta che sono venuto a P., guardandoci negli occhi, ma il tempo era ridottissimo e, poi, avevo ancora numerosi dubbi. Non ho alcuna intenzione di evidenziare colpe dell'uno nei confronti dell'altro, o viceversa, se mai di colpe si può parlare, ma semplicemente di evidenziare quello che ho "visto" (con G. l'ho fatto quella sera in cui siamo usciti assieme); voglio però farti notare che G. mi sembra più sensibile nel rilevare certe cose, mentre tu mi sembri più refrattaria e distante.
Parlatene, parlatene, e ancora parlatene, non perdete tempo. Certo il mio non è il migliore pulpito da cui può venire una "predica", e in special modo per l'argomento in questione, ma ora, perlomeno, ho esperienze che ancora, e per chi sa quanto tempo, mi bruciano dentro, e non posso restare impassibile.
Non permettete mai, a niente e a nessuno, che qualcosa si interponga tra di voi, che laceri, seppur minimamente, la storie di due persone, Voi, fatte l'uno per l'altro e, anzi, mettete tale valore in cima alla scala.
Spero che questa e-mail possa servirvi e che, contro i miei chiari intenti, non vi crei ulteriori tensioni; a tal fine ti puntualizzo che l'ho scritta su mia esclusiva iniziativa, che G. è vagamente informato della mia intenzione e per niente del contenuto.
Se vuoi, leggetela anche assieme. Termino scusandomi "dell'intrusione" e della mia poca lucidità nello spiegarmi, ma ora meglio non posso, credimi...
Vi voglio bene.
Manilo
Risposta di <> di : giovedì 25 maggio 2000 19.11
OGGETTO: "noi"
ciao caro amico, ho apprezzato molto il tuo messaggio e mi piacerebbe parlare con te guardandoti negli occhi come tu dici ma credo che, almeno per il momento sia impossibile ma proverò ugualmente a dire qualcosa a proposito
di "noi".
In questo momento io sto attraversando un periodo molto particolare inteso e molto difficile, ho scoperto dentro di me una <> che poco conoscevo che è venuta fuori quasi per caso, con insistenza.
E' difficile dirti quello che ho dentro e questa non è neppure la giusta sede comunque sto in parte seguendo il tuo consglio "parlare" ho provato a parlare con G. ma anche questo è difficile ma non solo perchè esistono attriti dovuti alle incomprensioni giornaliere ma soprattutto per il mio stato d'animo che non è tra i migliori, non so se ti è mai successo di essere razionale sempre razionale sempre tutto calcolato sempre tutto troppo...... tutto prefissato esserti dato dei parametri da rispettare e poi ti accorgi che ...... non hai dato sfogo alla tua reale personalità al tuo istinto..... e allora ........come puoi notare anche io non sono molto lucida ma posso sicuramente dirti che tengo a G. e gli voglio un gran bene e tenterò di parlare quanto più mi è possibile...... spero di evitare che accada il peggio. Inoltre il mio stato interiore mi fa star male fisicamente e di questo G. ne soffre parecchio, io tento di rassicurarlo e dico a me stessa che tutto
passerà o almeno lo spero, voglio inoltre precisare che non è importante la quantità di tempo che si passa insieme ma la qualità. Adesso devo lasciarti, spero tanto in un tuo prossimo messaggio; so che tu purtroppo a causa della tua non bella esperienza puoi darmi utili consigli e dirmi cosa si prova quando vedi tutto quello che ti circonda lontano mille miglia da te e senti te stessa navigare in un mondo dove trovare l'inizio e vedere la fine è cosa a te negata dove tutto si perde nei meandri dei tuoi pensieri e tu sprofondi dove tutto ti è sconosciuto e la paura ti assale..............
ti ringrazio .........ti voglio bene
di "noi".
In questo momento io sto attraversando un periodo molto particolare inteso e molto difficile, ho scoperto dentro di me una <> che poco conoscevo che è venuta fuori quasi per caso, con insistenza.
E' difficile dirti quello che ho dentro e questa non è neppure la giusta sede comunque sto in parte seguendo il tuo consglio "parlare" ho provato a parlare con G. ma anche questo è difficile ma non solo perchè esistono attriti dovuti alle incomprensioni giornaliere ma soprattutto per il mio stato d'animo che non è tra i migliori, non so se ti è mai successo di essere razionale sempre razionale sempre tutto calcolato sempre tutto troppo...... tutto prefissato esserti dato dei parametri da rispettare e poi ti accorgi che ...... non hai dato sfogo alla tua reale personalità al tuo istinto..... e allora ........come puoi notare anche io non sono molto lucida ma posso sicuramente dirti che tengo a G. e gli voglio un gran bene e tenterò di parlare quanto più mi è possibile...... spero di evitare che accada il peggio. Inoltre il mio stato interiore mi fa star male fisicamente e di questo G. ne soffre parecchio, io tento di rassicurarlo e dico a me stessa che tutto
passerà o almeno lo spero, voglio inoltre precisare che non è importante la quantità di tempo che si passa insieme ma la qualità. Adesso devo lasciarti, spero tanto in un tuo prossimo messaggio; so che tu purtroppo a causa della tua non bella esperienza puoi darmi utili consigli e dirmi cosa si prova quando vedi tutto quello che ti circonda lontano mille miglia da te e senti te stessa navigare in un mondo dove trovare l'inizio e vedere la fine è cosa a te negata dove tutto si perde nei meandri dei tuoi pensieri e tu sprofondi dove tutto ti è sconosciuto e la paura ti assale..............
ti ringrazio .........ti voglio bene
Risposta di Manilo di: giovedì 25 maggio 2000 22.40
OGGETTO: Tutto passa...e ritorna.
Cara <>,
credo che aspettare il tempo in cui "tutto passerà" sarebbe un errore, perché non devi assopire la tua "vera" personalità ma, invece, devi farla emergere imparando a "dominarla" affinché non introduca elementi di squilibrio nel vostro rapporto di coppia. Soffocarla equivarrebbe a innescare, in modo latente, una bomba pronta ad esplodere, con i relativi effetti devastanti; una volta una persona mi disse: "se non riusciamo a realizzarci come singoli individui non saremo mai ne bravi partner ne bravi genitori", inizialmente non ero molto d'accordo a tale affermazione ma nel
tempo ho capito che ha un fondo di verità, non credere che sacrificando te stessa alla famiglia, tacitando le tue sensazioni, riuscirai a rendere felice G. o a esserlo a sua volta. Credo che dovresti, piuttosto, cercare di includere nel tuo "progetto" G., non lasciandolo estraneo, vedrai che anche lui poi ti capirà e sarà felice di seguirti.
Per quanto riguarda il tempo che si passa assieme, nel rapporto di coppia, non vale il principio della qualità, ma è l'avvicendarsi di entrambe le due componenti qualità/quantità che lo fortifica, nei ritagli si finisce solo per scaricare le tensioni quotidiane, e basta. E' importante che non ti lasci implodere tutte le sensazioni che ti affollano la mente, devi trovare (ribadisco devi) qualcuno con cui parlarne, qualcuno di cui ti fidi e che sappia ascoltarti senza MAI giudicare, è
fondamentale, altrimenti perdi dei riferimenti indispensabili con la realtà.
Se vuoi, e quando vuoi, io sarò sempre qua ad ascoltarti, o piuttosto sarebbe più corretto dire leggerti, con tutto l'affetto possibile. E' inutile precisare che tutto quello che mi hai detto, o potresti dirmi, rimarrà sempre tra noi due.
Un abbraccio, e scrivimi...
Manilo.
credo che aspettare il tempo in cui "tutto passerà" sarebbe un errore, perché non devi assopire la tua "vera" personalità ma, invece, devi farla emergere imparando a "dominarla" affinché non introduca elementi di squilibrio nel vostro rapporto di coppia. Soffocarla equivarrebbe a innescare, in modo latente, una bomba pronta ad esplodere, con i relativi effetti devastanti; una volta una persona mi disse: "se non riusciamo a realizzarci come singoli individui non saremo mai ne bravi partner ne bravi genitori", inizialmente non ero molto d'accordo a tale affermazione ma nel
tempo ho capito che ha un fondo di verità, non credere che sacrificando te stessa alla famiglia, tacitando le tue sensazioni, riuscirai a rendere felice G. o a esserlo a sua volta. Credo che dovresti, piuttosto, cercare di includere nel tuo "progetto" G., non lasciandolo estraneo, vedrai che anche lui poi ti capirà e sarà felice di seguirti.
Per quanto riguarda il tempo che si passa assieme, nel rapporto di coppia, non vale il principio della qualità, ma è l'avvicendarsi di entrambe le due componenti qualità/quantità che lo fortifica, nei ritagli si finisce solo per scaricare le tensioni quotidiane, e basta. E' importante che non ti lasci implodere tutte le sensazioni che ti affollano la mente, devi trovare (ribadisco devi) qualcuno con cui parlarne, qualcuno di cui ti fidi e che sappia ascoltarti senza MAI giudicare, è
fondamentale, altrimenti perdi dei riferimenti indispensabili con la realtà.
Se vuoi, e quando vuoi, io sarò sempre qua ad ascoltarti, o piuttosto sarebbe più corretto dire leggerti, con tutto l'affetto possibile. E' inutile precisare che tutto quello che mi hai detto, o potresti dirmi, rimarrà sempre tra noi due.
Un abbraccio, e scrivimi...
Manilo.
Risposta di <> di: venerdì 26 maggio 2000 10.17
OGGETTO: Grazie
Il tuo senso di amicizia mi commuove moltissimo e mi fa assaporare la gioia di avere un amico. adesso ho pochissimo tempo perchè sta per iniziare il concorso pianistico tanto atteso ma sento di doverti scrivere nuovamente e lo faro al piu' presto.
bacioni <>
bacioni <>
mercoledì 31 maggio 2000 6.21 – Mail a: <>
OGGETTO: Travagli interiori.
Cara <>,
le difficoltà che incontri fanno parte del cammino di ognuno di noi, anche se il modo personale di viverle può essere più o meno intenso e le condizioni oggettive molto variabili. Non credo che gli elementi che ti stanno facendo attraversare questo periodo siano insormontabili.
Nel tempo ho sviluppato una tesi tutta personale nei riguardi dei problemi interiori, quindi non di origine concreta, non è vero che il loro superamento sia agevole, mi spiego meglio: se la soluzione ai tuoi, o vostri, problemi si collocasse univocamente nel chiarimento di un episodio, seppur grave, le soluzione, paradossalmente, sarebbe più agevole perché ti potresti concentrare su di un solo accaduto, isolandolo e circoscrivendolo.
I mille malumori quotidiani, che non hanno ne un'origine precisa e tanto meno una fine delineata, si trascinano perpetui nel tempo per "l'incapacità" di capirli o di discuterne con chi ci sta accanto; alla fine non sai più cosa non va, e qual'è la soluzione per rimuoverli, si entra quindi in una fase di stallo assoluto.
Ribadisco la mia idea che sia il caso che trovi qualcuno, al di sopra delle parti, con cui puoi parlare liberamente (non volevo dirti che potevo essere io, ma semplicemente che sapessi che se hai bisogno ci sono). Cara <> in certi momenti, e per certe situazioni "noi" non siamo, e tanto meno potremmo essere, i nostri migliori amici, ci manca la necessaria ed indispensabile, oggettività, e rischiamo di vedere le cose secondo prospettive errate, o troppo difficili o troppo semplici. E' necessario che ci sia qualcuno che veda le cose dal di fuori, anche se poi devi trovare tu le soluzioni e decidere guardandoti dentro (a quel punto si), come è giusto che sia; non ti dico, quindi, di cercare qualcuno che decida per te, ma che
ti dia l'opportunità di capire te stessa, di far chiarezza affinché tu possa trovare il tuo cammino.
Capisco che è difficile, in quanto attualmente non vedi nessuno che possa rivestire tale ruolo, ma è fondamentale, pensaci bene, e poi non è detto che debba essere necessariamente un amico/a, potrebbe essere qualcuno in cui trovi affidabilità.
Scusa se insisto, ma lo dico perché ci credo, ed in virtù di esperienze già fatte, ed in ultimo perché tengo tantissimo a voi...
Manilo
le difficoltà che incontri fanno parte del cammino di ognuno di noi, anche se il modo personale di viverle può essere più o meno intenso e le condizioni oggettive molto variabili. Non credo che gli elementi che ti stanno facendo attraversare questo periodo siano insormontabili.
Nel tempo ho sviluppato una tesi tutta personale nei riguardi dei problemi interiori, quindi non di origine concreta, non è vero che il loro superamento sia agevole, mi spiego meglio: se la soluzione ai tuoi, o vostri, problemi si collocasse univocamente nel chiarimento di un episodio, seppur grave, le soluzione, paradossalmente, sarebbe più agevole perché ti potresti concentrare su di un solo accaduto, isolandolo e circoscrivendolo.
I mille malumori quotidiani, che non hanno ne un'origine precisa e tanto meno una fine delineata, si trascinano perpetui nel tempo per "l'incapacità" di capirli o di discuterne con chi ci sta accanto; alla fine non sai più cosa non va, e qual'è la soluzione per rimuoverli, si entra quindi in una fase di stallo assoluto.
Ribadisco la mia idea che sia il caso che trovi qualcuno, al di sopra delle parti, con cui puoi parlare liberamente (non volevo dirti che potevo essere io, ma semplicemente che sapessi che se hai bisogno ci sono). Cara <> in certi momenti, e per certe situazioni "noi" non siamo, e tanto meno potremmo essere, i nostri migliori amici, ci manca la necessaria ed indispensabile, oggettività, e rischiamo di vedere le cose secondo prospettive errate, o troppo difficili o troppo semplici. E' necessario che ci sia qualcuno che veda le cose dal di fuori, anche se poi devi trovare tu le soluzioni e decidere guardandoti dentro (a quel punto si), come è giusto che sia; non ti dico, quindi, di cercare qualcuno che decida per te, ma che
ti dia l'opportunità di capire te stessa, di far chiarezza affinché tu possa trovare il tuo cammino.
Capisco che è difficile, in quanto attualmente non vedi nessuno che possa rivestire tale ruolo, ma è fondamentale, pensaci bene, e poi non è detto che debba essere necessariamente un amico/a, potrebbe essere qualcuno in cui trovi affidabilità.
Scusa se insisto, ma lo dico perché ci credo, ed in virtù di esperienze già fatte, ed in ultimo perché tengo tantissimo a voi...
Manilo
venerdì 9 giugno 2000 15.35 – Da: <>
Oggetto: il potere del sorriso
ciao... ho capito che sei in attesa di risposta e tu sai che io sarei felice di passare le vacanze sotto il sole del villaggio pantanelli magari in uno di quei villini in riva al mare sdraiata su quella stupenda spiaggia a fare "il nulla", lo so che non sei molto propenso per questo tipo di vacanza ma
sai che .........chiese e monumenti non sono il mio forte in modo particolare ad agosto. in quanto a me sto benino, per quanto riguarda me e giovanni credo che va meglio, direi quasi bene, da ciò che intuisco è sufficente un mio sorriso e tutto torna al posto giusto.
a presto e spero con buone notizie
sai che .........chiese e monumenti non sono il mio forte in modo particolare ad agosto. in quanto a me sto benino, per quanto riguarda me e giovanni credo che va meglio, direi quasi bene, da ciò che intuisco è sufficente un mio sorriso e tutto torna al posto giusto.
a presto e spero con buone notizie
Monday, May 22, 2000
22 Maggio 2000
Dimenticatemi.
Dimenticatemi,
come un sussurro inesploso
dimenticatemi,
solo l’oblio mi ridona pace.
Quella spensieratezza,
rilasciato adagio,
quel tarlo che in me alberga,
sommerge la voce.
Affogo le ansie,
e riverso nella posa,
avverto alieno
i verbi che scorrono.
Non ritrovo la quiete
ma travolto ora mi piego,
attraverso l’alba
e ricomincio al tramonto.
Dove porta la tempesta?
la sento
e non mi turba,
e questo mi tende.
Dimenticatemi,
non pensando.
Che ritorni così almeno
il silenzio.
Manilo
Dimenticatemi.
Dimenticatemi,
come un sussurro inesploso
dimenticatemi,
solo l’oblio mi ridona pace.
Quella spensieratezza,
rilasciato adagio,
quel tarlo che in me alberga,
sommerge la voce.
Affogo le ansie,
e riverso nella posa,
avverto alieno
i verbi che scorrono.
Non ritrovo la quiete
ma travolto ora mi piego,
attraverso l’alba
e ricomincio al tramonto.
Dove porta la tempesta?
la sento
e non mi turba,
e questo mi tende.
Dimenticatemi,
non pensando.
Che ritorni così almeno
il silenzio.
Manilo
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