26 Luglio 2005
Pozza.
Dico che sorvolo
e sono a terra,
il viso nella pozza
d’acqua stantia
che nelle remore traspare.
Mentre odo
richiami
e gozzoviglie in festa
ingoio boccate lerce
madide di limo.
Svilito
m’adagio al fondo
d’imbellettato e fango;
il cielo m’incupisce
e la terra s’apre a ventre.
Briciole di rena,
casa d’altura
che smemore
m’accogli.
Manilo Busalacchi
Tuesday, July 26, 2005
Monday, May 23, 2005
23 Maggio 2005
Vanedda r’amuri.
Vanedda r’amuri
n’abbannio ru curò
‘nno vancu ro pisci
anniato ‘nna liscia
r’acqua trasparenti
nisciuta no cannuolu
misa pi vagnari i linzola
lurdi ro sancu
ri cu s’ammazza ‘po pani
o ‘pi l’essiri malandrinu
Sireni ri tribunali
ca trasunu ro Capu
quannu u iurici passa
e i picciuttieddi ‘co sannu
currunu in festa
comu no iuonnu ra Santa
ca re quattru canti
s’ammutta u carru
‘nfacci a Porta Carbuni
Uommini ca talianu ‘ddievi
fimmini ca mmuccianu marita
pieddunu picciridda
ca scappanu ra calata
pi birri a machina ca sgumma,
cantanu e abballanu
picchì u iurici avi i baffi e riri
e sapiddu chi pensa
fossi ‘o vientu
senza vitra ravanti
oppure o sciroccu ca sciuscia
‘nchiusu rintra ‘dda cascia
ca camina e chi curri.
Manilo Busalacchi
Vanedda r’amuri.
Vanedda r’amuri
n’abbannio ru curò
‘nno vancu ro pisci
anniato ‘nna liscia
r’acqua trasparenti
nisciuta no cannuolu
misa pi vagnari i linzola
lurdi ro sancu
ri cu s’ammazza ‘po pani
o ‘pi l’essiri malandrinu
Sireni ri tribunali
ca trasunu ro Capu
quannu u iurici passa
e i picciuttieddi ‘co sannu
currunu in festa
comu no iuonnu ra Santa
ca re quattru canti
s’ammutta u carru
‘nfacci a Porta Carbuni
Uommini ca talianu ‘ddievi
fimmini ca mmuccianu marita
pieddunu picciridda
ca scappanu ra calata
pi birri a machina ca sgumma,
cantanu e abballanu
picchì u iurici avi i baffi e riri
e sapiddu chi pensa
fossi ‘o vientu
senza vitra ravanti
oppure o sciroccu ca sciuscia
‘nchiusu rintra ‘dda cascia
ca camina e chi curri.
Manilo Busalacchi
Thursday, March 03, 2005
3 Marzo 2005
Silenzi.
Silenzi d’ovatta,
panni colati
di parole brunite.
Voli e remore,
franti sui bastioni
di castelli remoti.
Destini distratti,
evasi ricami
cenni del caso.
Spazi riversi
parvenze d’infinito;
argini sciorinati d’impeto
nei circoli di sordide urla.
Fuga del corpo
nella mente
in viaggi sognati
nell’alieno moto del fare.
Manilo Busalacchi
Silenzi.
Silenzi d’ovatta,
panni colati
di parole brunite.
Voli e remore,
franti sui bastioni
di castelli remoti.
Destini distratti,
evasi ricami
cenni del caso.
Spazi riversi
parvenze d’infinito;
argini sciorinati d’impeto
nei circoli di sordide urla.
Fuga del corpo
nella mente
in viaggi sognati
nell’alieno moto del fare.
Manilo Busalacchi
Saturday, February 12, 2005
Sunday, December 05, 2004
5 Dicembre 2004
Pulcinella.
Smemore vago
pulcinella incompiuto
tra terre aride
rinsecchite d’acque
o d’imago volte al sogno.
E disegno
in queste mura
capestro di geroglifici
segni con le mani
dal volto verso l’aria.
Qui dove t’aspetto
e preparo meditate di gesta
il lino che avvolgerà
madidi i nostri corpi.
Impavido
nel diverbio intentato
con la parola china
sospesa da qui,
e sino a quel Dì.
Manilo Busalacchi
Leggiadro
Pulcinella.
Smemore vago
pulcinella incompiuto
tra terre aride
rinsecchite d’acque
o d’imago volte al sogno.
E disegno
in queste mura
capestro di geroglifici
segni con le mani
dal volto verso l’aria.
Qui dove t’aspetto
e preparo meditate di gesta
il lino che avvolgerà
madidi i nostri corpi.
Impavido
nel diverbio intentato
con la parola china
sospesa da qui,
e sino a quel Dì.
Manilo Busalacchi
Leggiadro
Saturday, November 20, 2004
20 Novembre 2004
Immaginare.
Quando incoscienti
usciamo dalle scure stanze
riscendiamo scalini
senza tregue nei rintocchi
sordi dei passi,
rigiriamo il circolo
con il grido in gola
che assorda la mente.
Uno in più,
solo questo
alla collezione di strati
presto levitanti d’oblio
e in agguato digrigna la sera
adagiando quella rugiada
stantia di brina e respiri.
Avanziamo distratti
entro riflessi filtrati
da tepori degni d’artifici;
scaliamo marce
per riprendere la corsa ceca
d’una vita da immaginare.
Manilo Busalacchi
Immaginare.
Quando incoscienti
usciamo dalle scure stanze
riscendiamo scalini
senza tregue nei rintocchi
sordi dei passi,
rigiriamo il circolo
con il grido in gola
che assorda la mente.
Uno in più,
solo questo
alla collezione di strati
presto levitanti d’oblio
e in agguato digrigna la sera
adagiando quella rugiada
stantia di brina e respiri.
Avanziamo distratti
entro riflessi filtrati
da tepori degni d’artifici;
scaliamo marce
per riprendere la corsa ceca
d’una vita da immaginare.
Manilo Busalacchi
Sunday, October 24, 2004
Sunday, August 01, 2004
Dai mesi passati c'è un titolo che balena nella mia mente, imperterrito, serafico. Siamo già al volgere del primo, secondo o terzo anno, ma lui è lì, immutato, che si autorigenera ad ogni tentativo di glissare.
Una storia che non emerge, che forse non esiste nemmeno, ma che riecheggia sovente. E' l'attesa del compimento di ciò che il fato ha già cinicamente sussurrato, è un concetto presente ma non ancora vergato, nè su poche righe e nemmeno nell'effige d'un romanzo. C'è, è latente, sono io, le mie parole, parte della mia voce, è la ricerca involontaria di una congiunzione predetta dai ricordi ma coniugata al futuro.
Sarà normale tutto questo?
(da: Il Club del Sabato)
Una storia che non emerge, che forse non esiste nemmeno, ma che riecheggia sovente. E' l'attesa del compimento di ciò che il fato ha già cinicamente sussurrato, è un concetto presente ma non ancora vergato, nè su poche righe e nemmeno nell'effige d'un romanzo. C'è, è latente, sono io, le mie parole, parte della mia voce, è la ricerca involontaria di una congiunzione predetta dai ricordi ma coniugata al futuro.
Sarà normale tutto questo?
(da: Il Club del Sabato)
Saturday, July 31, 2004
In ogni mare c'è un orizzonte; raggiunto ne intravedi un altro, poi un altro ancora. In quest'infinito diffuso, c'è una coerenza armonica, una placida tranquillità, una certezza in dissolvenza.
Ogni valle, ogni terra, è interminabile; dopo un vicolo o un casolare ne scorgi ancora un altro, tutti sempre diversi, da capire, con l'incertezza nel cuore. Non accenni alla parola fine, e non capisci cosa ti ha generato, sembriamo fustelli spersi.
Bentrovati, compagni di sporadici viaggi e di soventi polemiche!
(da: Il Club del Sabato)
Ogni valle, ogni terra, è interminabile; dopo un vicolo o un casolare ne scorgi ancora un altro, tutti sempre diversi, da capire, con l'incertezza nel cuore. Non accenni alla parola fine, e non capisci cosa ti ha generato, sembriamo fustelli spersi.
Bentrovati, compagni di sporadici viaggi e di soventi polemiche!
(da: Il Club del Sabato)
Wednesday, June 09, 2004
9 Giugno 2004
Caprioli.
Presto,
nel tenue sole di levante
quando il mattutino
allunga le ombre,
paralleli,
tra le falangi di luce
e un balletto d’occhi neri
due caprioli svettano
vispi d’incroci
e di timori gerarchi
d’incorruttibile sintonia
sventolano appena il muso
ad apporre fiero accento
sull’elegante passo
osservano distanti
e scompaiono
silenti e veloci
nell’arco di vita lieve
d’un fresco
ed ignaro pensiero.
Manilo Busalacchi
Caprioli.
Presto,
nel tenue sole di levante
quando il mattutino
allunga le ombre,
paralleli,
tra le falangi di luce
e un balletto d’occhi neri
due caprioli svettano
vispi d’incroci
e di timori gerarchi
d’incorruttibile sintonia
sventolano appena il muso
ad apporre fiero accento
sull’elegante passo
osservano distanti
e scompaiono
silenti e veloci
nell’arco di vita lieve
d’un fresco
ed ignaro pensiero.
Manilo Busalacchi
Friday, June 04, 2004
4 giugno 2004
Gocce.
Acqua
su gocce
giù per le righe
sparse, rantellanti
appena sporte
insieme corali.
Piani sgretoli
aizzati di venti
e granelli smossi
concentrici
l’un l’altro.
Sporti dall’alto
sussurri cadenti
incidenti barcolli
su punti neri
d’incuria e premure.
Bordure d’anima
senso umido
di grani bianchi
duri d’ira
a cernere senso.
Manilo Busalacchi
Gocce.
Acqua
su gocce
giù per le righe
sparse, rantellanti
appena sporte
insieme corali.
Piani sgretoli
aizzati di venti
e granelli smossi
concentrici
l’un l’altro.
Sporti dall’alto
sussurri cadenti
incidenti barcolli
su punti neri
d’incuria e premure.
Bordure d’anima
senso umido
di grani bianchi
duri d’ira
a cernere senso.
Manilo Busalacchi
Sunday, May 02, 2004
2 Maggio 2004
Avi.
Lume nero stravolto
d’aria varia soffocata,
non c’è parola
quando cupo scende
l’indice voluttuoso.
Il fender d’orgoglio
celarsi in fasce di mani
sospesi al raziocinio
sfaldo che s’offende.
Ai piedi dell’immane gorgo
l’altrui volere
di gusto, d’ansia e d’alterigia,
freni inibitori ai binari impropri
moto geometrico
fuor d’orbita corretta.
D’anni e cenere
si corrompe l’imperizia,
corro savio d’Avi
numi d’ogni dove
stirpe di nodi e legno
nello spumoso vezzo
di sale e terra
tra lama e piombo
vacui di Fato a tre liste.
Manilo Busalacchi
Avi.
Lume nero stravolto
d’aria varia soffocata,
non c’è parola
quando cupo scende
l’indice voluttuoso.
Il fender d’orgoglio
celarsi in fasce di mani
sospesi al raziocinio
sfaldo che s’offende.
Ai piedi dell’immane gorgo
l’altrui volere
di gusto, d’ansia e d’alterigia,
freni inibitori ai binari impropri
moto geometrico
fuor d’orbita corretta.
D’anni e cenere
si corrompe l’imperizia,
corro savio d’Avi
numi d’ogni dove
stirpe di nodi e legno
nello spumoso vezzo
di sale e terra
tra lama e piombo
vacui di Fato a tre liste.
Manilo Busalacchi
Monday, April 12, 2004
12 Aprile 2004
Parola.
Porte e cantine
su scafi mezzi
di fragori,
porti sfaldi
bianco stesi
crespi tra onde
d’ansie vortice
e gorghi lesi,
desti alle chiglie
chini plachiamo
fiordi aculei
e cechi sbricioli,
spiove rarefatta
scura d’ombre d’otre
la parola
che solleva, ora
e c’inchioda a sentina
per il far di poppa.
Manilo Busalacchi
Parola.
Porte e cantine
su scafi mezzi
di fragori,
porti sfaldi
bianco stesi
crespi tra onde
d’ansie vortice
e gorghi lesi,
desti alle chiglie
chini plachiamo
fiordi aculei
e cechi sbricioli,
spiove rarefatta
scura d’ombre d’otre
la parola
che solleva, ora
e c’inchioda a sentina
per il far di poppa.
Manilo Busalacchi
Sunday, April 11, 2004
Thursday, April 08, 2004
8 Aprile 2004.
Ghigni.
In flessuosa memoria
rimango, volgo
l’arco sotteso d’un cielo nano
prigione fra i lustri
tra le dita e le mani.
Bieco,
fatuo intelletto
ghigni
per l’altrui sorte e restrizione
ma d’un pugno non si cinge
porpora e vanesia poesia.
Di lapilli
vestirò ogni falsa effige
fin quando chino sarai allo stupore;
guaderò allora il tuo sguardo inerte.
Fantasie illusorie;
il verso nutre
tra polvere che oscura
fin tanto che brilla.
Manilo Busalacchi.
Ghigni.
In flessuosa memoria
rimango, volgo
l’arco sotteso d’un cielo nano
prigione fra i lustri
tra le dita e le mani.
Bieco,
fatuo intelletto
ghigni
per l’altrui sorte e restrizione
ma d’un pugno non si cinge
porpora e vanesia poesia.
Di lapilli
vestirò ogni falsa effige
fin quando chino sarai allo stupore;
guaderò allora il tuo sguardo inerte.
Fantasie illusorie;
il verso nutre
tra polvere che oscura
fin tanto che brilla.
Manilo Busalacchi.
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